Wednesday, February 16, 2011

ma è davvero influenza?

Ma è davvero influenza?
Ogni inverno mette a letto migliaia di italiani. Spesso, però, viene confusa con raffreddore, bronchite o sinusite. Ecco, allora, una miniguida per riconoscere al volo i sintomi dei più diffusi mali di stagione. E i consigli dei nostri esperti per combatterli con soluzioni veloci e "fai da te"

tag: raffreddore, influenza, laringite, faringite

invia ad un amico Chiudi Uno starnuto improvviso, subito seguito da una raffica di “etciù”, mentre il naso si congestiona a vista d’occhio. Oppure, la gola che brucia e, magari, qualche linea di febbre. A questi segnali, scatta subito l’allarme: sarà influenza! In realtà, non sempre i classici sintomi di un’infezione alle vie respiratorie annunciano il virus influenzale, che in media colpisce solo il 5 per cento degli italiani. Più spesso, si tratta di altre forme virali come la parainfluenza (”brutta copia”, fuori stagione, di quella “vera”), oppure di una bronchite, una faringite o un semplice raffreddore. Secondo una recente indagine dell’Istituto di ricerca Nielsen, naso chiuso e mal di gola sono tra le indisposizioni più comuni in tutto il mondo e rappresentano la prima causa che spinge gli italiani a entrare in una farmacia. Se è colpa di un virus, in realtà, c’è poco da fare: i medicinali, antibiotici compresi, non lo uccidono. Per fortuna, se non sopravvengono complicazioni (per cui è indispensabile rivolgersi al medico), questi disturbi hanno vita breve: qualche giorno e poi passano da soli. Viceversa, i loro sintomi sono fastidiosissimi! Inoltre, se non li affronti subito nel modo giusto, rischi di trascinarteli più a lungo.

La soluzione? Un’attenta autodiagnosi dei primi segnali del malanno in arrivo. Hai la tosse secca o “grassa” (con catarro)? Ti si è alzata di colpo la temperatura, o hai una febbricola persistente? Osservare le reazioni del tuo corpo ti aiuta a capire che cos’hai e a mettere in pratica la strategia giusta per ogni tipo di problema, scegliendo anche i farmaci da banco più indicati per neutralizzarne i malesseri.

Ecco, allora, con l’aiuto dei nostri esperti, una Uno starnuto improvviso, subito seguito da una raffica di “etciùY, mentre il naso si congestiona a vista d’occhio. Oppure, la gola che brucia e, magari, qualche linea di febbre. A questi segnali, scatta subito l’allarme: sarà influenza! In realtà, non sempre i classici sintomi di un’infezione alle vie respiratorie annunciano il virus influenzale, che in media colpisce solo il 5 per cento degli italiani. Più spesso, si tratta di altre forme virali come la parainfluenza (”brutta copiaY, fuori stagione, di quella “veraY), oppure di una bronchite, una faringite o un semplice raffreddore. Secondo una recente indagine dell’Istituto di ricerca Nielsen, naso chiuso e mal di gola sono tra le indisposizioni più comuni in tutto il mondo e rappresentano la prima causa che spinge gli italiani a entrare in una farmacia. Se è colpa di un virus, in realtà, c’è poco da fare: i medicinali, antibiotici compresi, non lo uccidono. Per fortuna, se non sopravvengono complicazioni (per cui è indispensabile rivolgersi al medico), questi disturbi hanno vita breve: qualche giorno e poi passano da soli. Viceversa, i loro sintomi sono fastidiosissimi! Inoltre, se non li affronti subito nel modo giusto, rischi di trascinarteli più a lungo. La soluzione? Un’attenta autodiagnosi dei primi segnali del malanno in arrivo. Hai la tosse secca o “grassaY (con catarro)? Ti si è alzata di colpo la temperatura, o hai una febbricola persistente? Osservare le reazioni del tuo corpo ti aiuta a capire che cos’hai e a mettere in pratica la strategia giusta per ogni tipo di problema, scegliendo anche i farmaci da banco più indicati per neutralizzarne i malesseri. Ecco, allora, con l’aiuto dei nostri esperti, una miniguida per scoprire che cosa ti dicono i tuoi sintomi, gli errori da evitare e le soluzioni per stare subito meglio. ··········. Se vuoi stare subito meglio, ascolta i tuoi sintomi Febbre alta, naso chiuso e “ossa rotteY Come ti senti Hai il naso chiuso, starnutisci a ripetizione e ti senti indolenzita dappertutto, come se avessi le “ossa rotteY. E quando ti provi la febbre, perché ti senti un po’ calda, scopri che la temperatura è schizzata oltre i 38 e mezzo. - Che cos’è? INFLUENZA Probabilmente ti sei proprio presa l’orthomyxovirus, responsabile dell’influenza, immancabile all’appuntamento invernale. “I suoi tipici segnali sono febbre molto alta, indolenzimento diffuso e una infiammazione alle prime vie respiratorie”, spiega il dottor Enrico Brenna, otorinolaringoiatra. - In quanto tempo passa Una settimana circa. Le strategie di difesa - Da fare “Mangia “liquidoY, leggero ed energetico”, consiglia l’esperto. “La febbre, infatti, ti fa sudare, facendoti perdere acqua e sali minerali (specie sodio). Inoltre, aumenta il metabolismo e il fabbisogno di proteine”. Il menu? Minestrine, carni bianche e frullati di frutta e verdura (cipolle per depurare, noci per un pieno d’energia, cavoli e spinaci per una scorta di minerali e vitamine). - Da non fare “Alzare troppo il riscaldamento”, avverte Brenna. “La temperatura ideale è di 20-22 gradi. Per rendere l’aria più “respirabileY, basta aggiungere un po’ di balsamo di Tigre negli umidificatori sui caloriferi”. I rimedi efficaci - “Se la febbre supera i 38, prendi un antipiretico come il paracetamolo per alleviare la sensazione di “ossa rotteY”, consiglia lo specialista. “Per decongestionare le vie respiratorie, invece, è ideale un fumento”. Basta respirare i vapori di una ciotola d’acqua calda con un cucchiaio di bicarbonato, coprendoti il capo con un asciugamano. Ripeti ogni volta che ne senti il bisogno. ··········. Mal di pancia, nausea e febbre Come ti senti Corri in bagno più volte al giorno, in preda a dolorose fitte addominali. Oltre agli attacchi di diarrea, può sopraggiungere nausea, anche associata a vomito (ma non è sempre così). Infine, la febbre si alza a 38. - Che cos’è? PARAINFLUENZA “Come l’influenza, anche questo disturbo è provocato da un virus, che però colpisce l’intestino, causando una gastroenterite”, spiega Cristina Pipia, internista all’Ospedale S. Paolo di Milano. - In quanto tempo passa 2-3 giorni, altrimenti vai subito dal medico: i sintomi potrebbero avere anche un’origine diversa, che necessita di una terapia specifica. Le strategie di difesa - Da fare “Bisogna bere molto, acqua ma anche succhi di frutta dolci, per ripristinare i liquidi e ricaricarsi d’energia”, raccomanda la specialista. - Da non fare “Evita di mangiare in bianco, se non te la senti”, consiglia Pipia. “In questo caso, più che attenersi a una dieta ferrea, devi ascoltare quello che ti dice il tuo corpo. La regola è: mangia quello che ti senti, senza esagerare. Dunque, se l’idea di un piatto di spaghetti al pomodoro ti mette appetito, significa che il tuo organismo non ne risentirà. Se, invece, senti che è meglio una mela o, addirittura, stare un po’ a digiuno, segui il tuo istinto”. i rimedi efficaci - “Per bloccare il vomito, ricorri a un antiemetico come il metoclopramide, mentre per abbassare la febbre va bene il paracetamolo”, suggerisce l’esperta. “Evita, invece, di prendere antidiarroici: quando hai una gastroenterite virale è comunque importante liberarsi, lasciando che il corpo si depuri”. Se però le scariche perdurano e sono frequenti, vai dal medico. ··········. Difficoltà a deglutire e mal di gola Come ti senti Ti fa male a deglutire e, nel giro di qualche ora, ti senti la gola in fiamme. Se ti guardi allo specchio, infatti, la mucosa appare arrossata e, a volte, sono distinguibili dei puntini bianchi (placche). - Che cos’è? FARINGITE Molto probabilmente si tratta di una forma virale. Se, invece, oltre al mal di gola toccando il collo senti i linfonodi ingrossati e ti viene la febbre alta, può essere d’origine batterica. Infine, se ti va via la voce, è laringite, in genere virale. - In quanto tempo passa 3-4 giorni la faringite virale; se dura di più è batterica (vai dal medico). Le strategie d’attacco - Da fare “Per un’azione balsamica benefica per la gola e il naso, fai un fumento con 10 gocce di Olio 31 (un mix di erbe tra cui Arancio amaro e Pino silvestre, in erboristeria) in un litro d’acqua molto calda”, consiglia Brenna. - Da non fare “Evita gli alimenti acidi (kiwi, limone) e i cibi caldi: irritano”, avverte lo specialista. “E non esagerare con sciacqui a base di disinfettanti locali: se la gola è infiammata, troppi possono risultare controproducenti. Meglio allora il latte caldo con miele per lenire la mucosa. Infine, se ti va via la voce, stare in silenzio è sbagliato: parlare piano aiuta a non perdere la tonicità delle corde vocali. i rimedi efficaci - “Se hai la faringite virale, tieni sotto controllo i sintomi con un antinfiammatorio, per esempio acido acetilsalicilico, meglio in compressa effervescente sciolta nell’acqua, più adatta se si ha mal di gola”, suggerisce lo specialista. “Se però hai il dubbio che sia batterica, oppure si tratta di faringite, vai dal medico che valuterà la cura più appropriata, di solito a base di antibiotici”. ··········. Ogni disturbo da raffreddamento ha la sua cura Tosse secca, oppure “grassaY Come ti senti La gola pizzica ed è impossibile resistere: ti parte una tosse secca che ti raschia dentro. Oppure, a farti esplodere, è un intasamento di catarro: a ogni crisi, espelli abbondanti secrezioni bianche. - Che cos’è? TOSSE VIRALE “E’ associata a un’infiammazione alle vie aeree: spesso inizia secca e poi diventa “grassaY o produttiva. Se però il muco è giallo o verde, vai dal medico: potrebbe essere una bronchite o una polmonite”. - In quanto tempo passa 7 giorni. Poi vai dal medico (anche prima se hai dolori al petto). La tosse è un riflesso che serve a liberare trachea e vie respiratorie, ma può segnalare anche altre patologie. le strategie di difesa - Da fare Se tossisci soprattutto di notte, significa che l’ambiente della tua camera è troppo secco: metti gli umidificatori sui caloriferi e aggiungi qualche goccia di olio essenziale di Pino silvestre. Altra precauzione, dormire a pancia in giù oppure semiseduta: evita le crisi notturne, frequenti se la tosse è “grassaY. - Da non fare “Prendere sedativi se hai catarro: riducono il riflesso fisiologico a tossire, così il muco ristagna e l’intasamento aumenta”, avverte Pipia. In questo caso, meglio il miele, dalle proprietà lenitive e ammorbidenti, magari con l’aggiunta di una goccia di propoli (se non sei allergica), un antinfiammatorio naturale. i rimedi efficaci - “In caso di violente crisi di tosse secca per prima cosa si può ricorrere a un sedativo in sciroppo. Se così non passa, vai dal medico: probabilmente ti prescriverà un antistaminico”, precisa il dottor Brenna. “Se la tosse è “grassaY, invece, i sintomi possono essere ridotti con uno sciroppo fluidificante: aiuta a sciogliere il catarro favorendo così la liberazione dei bronchi”. ··········. Starnuti a ripetizione e naso chiuso Come ti senti Al primo starnuto, quasi non ci fai caso. Ma al quarto di una raffica di “etciùY inizi ad avere bisogno della scorta di fazzoletti. Prima il naso ti si chiude “a tappoY, quindi inizia a scorrere come un rubinetto e non percepisci più il sapore dei cibi. Ti senti a terra e puoi avere anche qualche linea di febbre. - Che cos’è? RAFFREDDORE A provocarlo è il rhinovirus, che è contagiosissimo: basta starnutire vicino a qualcuno per infettarlo. - In quanto tempo passa Una settimana, con un picco iniziale di 3 giorni in cui i sintomi sono più forti. le strategie di difesa - Da fare Libera il respiro con uno spray nasale all’acqua marina o soluzione fisiologica. E bevi per ripristinare la perdita di liquidi causata dal raffreddore nella sua fase “colanteY. Acqua, ma anche tè, tisane di malva e spremute di agrumi, ricchi di vitamina C (no se hai mal di gola: sono acide). - Da non fare “Mai abusare dei decongestionanti nasali”, afferma Brenna. “Ti liberano il respiro, ma vanno presi solo quando il naso è chiuso. Se si esagera, possono avere un effetto “reboundY: invece di liberarti, aumentano l’occlusione. E a lungo andare possono alzare la pressione”. i rimedi efficaci - In farmacia trovi gel in spray che formano una barriera antivirus, ma funzionano solo se li prendi entro 24 ore dai primi starnuti. Ci sono poi soluzioni “strongY: sciroppi a base di antistaminici e antinfiammatori che neutralizzano i sintomi (anche dell’influenza) in 2-3 giorni. “Vanno usati seguendo scrupolosamente le indicazioni, non più di 1 volta a stagione”, raccomanda Brenna. ··········. Mal di testa, occhi gonfi e raffreddore Come ti senti Hai un forte raffreddore e un terribile mal di testa. Il dolore è soprattutto sulla fronte. E ti fa ancora più male se premi con un dito a livello degli zigomi o sulle sopracciglia. Inoltre, non senti bene gli odori, hai gli occhi gonfi e (in certi casi) ti viene la febbre. - Che cos’è? SINUSITE Si tratta di un’infiammazione della mucosa dei seni paranasali causata dal ristagno di muco (prodotto dal raffreddore) che non riesce a scorrere attraverso il naso. - In quanto tempo passa Una settimana, altrimenti vai dal medico. le strategie di difesa - Da fare “Fumenti con camomilla o bicarbonato per sciogliere i depositi di muco”, suggerisce la dottoressa Pipia. “In alternativa, aggiungi all’acqua bollente una manciata di sale grosso”. Quanto alle irritazioni cutanee, frequenti nella zona tra naso e bocca per via dello scolo di muco, basta applicare mattino e sera abbondante crema idratante alla calendula. - Da non fare “Vietato tirare su con il naso: così peggiori il problema. Devi invece soffiartelo il più spesso possibile”, avverte la specialista. “Se la secrezione è gialla e densa, è normale: significa che c’è molto muco ancora da sciogliere”. i rimedi efficaci - “Mucolitici in sciroppo o bustine per rendere più fluide le secrezioni, in modo da favorirne il drenaggio da parte dei seni paranasali e, dunque, lo svuotamento”, raccomanda il dottor Enrico Brenna. “Se c’è febbre e la temperatura supera i 38, prendi subito il paracetamolo per abbassarla. E poi consulta il medico”.

Se vuoi stare subito meglio, ascolta i tuoi sintomi

Febbre alta, naso chiuso e “ossa rotte”. Come ti senti? Hai il naso chiuso, starnutisci a ripetizione e ti senti indolenzita dappertutto, come se avessi le “ossa rotte”. E quando ti provi la febbre, perché ti senti un po’ calda, scopri che la temperatura è schizzata oltre i 38 e mezzo. - Che cos’è? INFLUENZA. Probabilmente ti sei proprio presa l’orthomyxovirus, responsabile dell’influenza, immancabile all’appuntamento invernale. “I suoi tipici segnali sono febbre molto alta, indolenzimento diffuso e una infiammazione alle prime vie respiratorie”, spiega il dottor Enrico Brenna, otorinolaringoiatra. -

In quanto tempo passa. Una settimana circa.

Le strategie di difesa - Da fare.“Mangia “liquido”, leggero ed energetico”, consiglia l’esperto. “La febbre, infatti, ti fa sudare, facendoti perdere acqua e sali minerali (specie sodio). Inoltre, aumenta il metabolismo e il fabbisogno di proteine”. Il menu? Minestrine, carni bianche e frullati di frutta e verdura (cipolle per depurare, noci per un pieno d’energia, cavoli e spinaci per una scorta di minerali e vitamine). Da non fare. “Alzare troppo il riscaldamento”, avverte Brenna. “La temperatura ideale è di 20-22 gradi. Per rendere l’aria più “respirabile”, basta aggiungere un po’ di balsamo di Tigre negli umidificatori sui caloriferi”. I rimedi efficaci - “Se la febbre supera i 38, prendi un antipiretico come il paracetamolo per alleviare la sensazione di “ossa rotte”, consiglia lo specialista. “Per decongestionare le vie respiratorie, invece, è ideale un fumento”. Basta respirare i vapori di una ciotola d’acqua calda con un cucchiaio di bicarbonato, coprendoti il capo con un asciugamano. Ripeti ogni volta che ne senti il bisogno.

Mal di pancia, nausea e febbre Come ti senti. Corri in bagno più volte al giorno, in preda a dolorose fitte addominali. Oltre agli attacchi di diarrea, può sopraggiungere nausea, anche associata a vomito (ma non è sempre così). Infine, la febbre si alza a 38. - Che cos’è? PARAINFLUENZA. ”Come l’influenza, anche questo disturbo è provocato da un virus, che però colpisce l’intestino, causando una gastroenterite”, spiega Cristina Pipia, internista all’Ospedale S. Paolo di Milano.

In quanto tempo passa. 2-3 giorni, altrimenti vai subito dal medico: i sintomi potrebbero avere anche un’origine diversa, che necessita di una terapia specifica.

Le strategie di difesa. - Da fare. “Bisogna bere molto, acqua ma anche succhi di frutta dolci, per ripristinare i liquidi e ricaricarsi d’energia”, raccomanda la specialista. Da non fare. “Evita di mangiare in bianco, se non te la senti”, consiglia Pipia. “In questo caso, più che attenersi a una dieta ferrea, devi ascoltare quello che ti dice il tuo corpo. La regola è: mangia quello che ti senti, senza esagerare. Dunque, se l’idea di un piatto di spaghetti al pomodoro ti mette appetito, significa che il tuo organismo non ne risentirà. Se, invece, senti che è meglio una mela o, addirittura, stare un po’ a digiuno, segui il tuo istinto”. I rimedi efficaci - “Per bloccare il vomito, ricorri a un antiemetico come il metoclopramide, mentre per abbassare la febbre va bene il paracetamolo”, suggerisce l’esperta. “Evita, invece, di prendere antidiarroici: quando hai una gastroenterite virale è comunque importante liberarsi, lasciando che il corpo si depuri”. Se però le scariche perdurano e sono frequenti, vai dal medico.

Difficoltà a deglutire e mal di gola Come ti senti. Ti fa male a deglutire e, nel giro di qualche ora, ti senti la gola in fiamme. Se ti guardi allo specchio, infatti, la mucosa appare arrossata e, a volte, sono distinguibili dei puntini bianchi (placche). - Che cos’è? FARINGITE. Molto probabilmente si tratta di una forma virale. Se, invece, oltre al mal di gola toccando il collo senti i linfonodi ingrossati e ti viene la febbre alta, può essere d’origine batterica. Infine, se ti va via la voce, è laringite, in genere virale.

In quanto tempo passa 3-4 giorni la faringite virale; se dura di più è batterica (vai dal medico).

Le strategie d’attacco - Da fare. “Per un’azione balsamica benefica per la gola e il naso, fai un fumento con 10 gocce di Olio 31 (un mix di erbe tra cui Arancio amaro e Pino silvestre, in erboristeria) in un litro d’acqua molto calda”, consiglia Brenna. Da non fare. “Evita gli alimenti acidi (kiwi, limone) e i cibi caldi: irritano”, avverte lo specialista. “E non esagerare con sciacqui a base di disinfettanti locali: se la gola è infiammata, troppi possono risultare controproducenti. Meglio allora il latte caldo con miele per lenire la mucosa. Infine, se ti va via la voce, stare in silenzio è sbagliato: parlare piano aiuta a non perdere la tonicità delle corde vocali. I rimedi efficaci - “Se hai la faringite virale, tieni sotto controllo i sintomi con un antinfiammatorio, per esempio acido acetilsalicilico, meglio in compressa effervescente sciolta nell’acqua, più adatta se si ha mal di gola”, suggerisce lo specialista. “Se però hai il dubbio che sia batterica, oppure si tratta di faringite, vai dal medico che valuterà la cura più appropriata, di solito a base di antibiotici”. ··········. Ogni disturbo da raffreddamento ha la sua cura Tosse secca, oppure “grassaY Come ti senti La gola pizzica ed è impossibile resistere: ti parte una tosse secca che ti raschia dentro. Oppure, a farti esplodere, è un intasamento di catarro: a ogni crisi, espelli abbondanti secrezioni bianche. - Che cos’è? TOSSE VIRALE “E’ associata a un’infiammazione alle vie aeree: spesso inizia secca e poi diventa “grassaY o produttiva. Se però il muco è giallo o verde, vai dal medico: potrebbe essere una bronchite o una polmonite”. - In quanto tempo passa 7 giorni. Poi vai dal medico (anche prima se hai dolori al petto). La tosse è un riflesso che serve a liberare trachea e vie respiratorie, ma può segnalare anche altre patologie. le strategie di difesa - Da fare Se tossisci soprattutto di notte, significa che l’ambiente della tua camera è troppo secco: metti gli umidificatori sui caloriferi e aggiungi qualche goccia di olio essenziale di Pino silvestre. Altra precauzione, dormire a pancia in giù oppure semiseduta: evita le crisi notturne, frequenti se la tosse è “grassaY. - Da non fare “Prendere sedativi se hai catarro: riducono il riflesso fisiologico a tossire, così il muco ristagna e l’intasamento aumenta”, avverte Pipia. In questo caso, meglio il miele, dalle proprietà lenitive e ammorbidenti, magari con l’aggiunta di una goccia di propoli (se non sei allergica), un antinfiammatorio naturale. i rimedi efficaci - “In caso di violente crisi di tosse secca per prima cosa si può ricorrere a un sedativo in sciroppo. Se così non passa, vai dal medico: probabilmente ti prescriverà un antistaminico”, precisa il dottor Brenna. “Se la tosse è “grassaY, invece, i sintomi possono essere ridotti con uno sciroppo fluidificante: aiuta a sciogliere il catarro favorendo così la liberazione dei bronchi”. ··········. Starnuti a ripetizione e naso chiuso Come ti senti Al primo starnuto, quasi non ci fai caso. Ma al quarto di una raffica di “etciùY inizi ad avere bisogno della scorta di fazzoletti. Prima il naso ti si chiude “a tappoY, quindi inizia a scorrere come un rubinetto e non percepisci più il sapore dei cibi. Ti senti a terra e puoi avere anche qualche linea di febbre. - Che cos’è? RAFFREDDORE A provocarlo è il rhinovirus, che è contagiosissimo: basta starnutire vicino a qualcuno per infettarlo. - In quanto tempo passa Una settimana, con un picco iniziale di 3 giorni in cui i sintomi sono più forti. le strategie di difesa - Da fare Libera il respiro con uno spray nasale all’acqua marina o soluzione fisiologica. E bevi per ripristinare la perdita di liquidi causata dal raffreddore nella sua fase “colanteY. Acqua, ma anche tè, tisane di malva e spremute di agrumi, ricchi di vitamina C (no se hai mal di gola: sono acide). - Da non fare “Mai abusare dei decongestionanti nasali”, afferma Brenna. “Ti liberano il respiro, ma vanno presi solo quando il naso è chiuso. Se si esagera, possono avere un effetto “reboundY: invece di liberarti, aumentano l’occlusione. E a lungo andare possono alzare la pressione”. i rimedi efficaci - In farmacia trovi gel in spray che formano una barriera antivirus, ma funzionano solo se li prendi entro 24 ore dai primi starnuti. Ci sono poi soluzioni “strongY: sciroppi a base di antistaminici e antinfiammatori che neutralizzano i sintomi (anche dell’influenza) in 2-3 giorni. “Vanno usati seguendo scrupolosamente le indicazioni, non più di 1 volta a stagione”, raccomanda Brenna. ··········. Mal di testa, occhi gonfi e raffreddore Come ti senti Hai un forte raffreddore e un terribile mal di testa. Il dolore è soprattutto sulla fronte. E ti fa ancora più male se premi con un dito a livello degli zigomi o sulle sopracciglia. Inoltre, non senti bene gli odori, hai gli occhi gonfi e (in certi casi) ti viene la febbre. - Che cos’è? SINUSITE Si tratta di un’infiammazione della mucosa dei seni paranasali causata dal ristagno di muco (prodotto dal raffreddore) che non riesce a scorrere attraverso il naso. - In quanto tempo passa Una settimana, altrimenti vai dal medico. le strategie di difesa - Da fare “Fumenti con camomilla o bicarbonato per sciogliere i depositi di muco”, suggerisce la dottoressa Pipia. “In alternativa, aggiungi all’acqua bollente una manciata di sale grosso”. Quanto alle irritazioni cutanee, frequenti nella zona tra naso e bocca per via dello scolo di muco, basta applicare mattino e sera abbondante crema idratante alla calendula. - Da non fare “Vietato tirare su con il naso: così peggiori il problema. Devi invece soffiartelo il più spesso possibile”, avverte la specialista. “Se la secrezione è gialla e densa, è normale: significa che c’è molto muco ancora da sciogliere”. i rimedi efficaci - “Mucolitici in sciroppo o bustine per rendere più fluide le secrezioni, in modo da favorirne il drenaggio da parte dei seni paranasali e, dunque, lo svuotamento”, raccomanda il dottor Enrico Brenna. “Se c’è febbre e la temperatura supera i 38, prendi subito il paracetamolo per abbassarla. E poi consulta il medico”.

Saturday, October 09, 2010

FORMICOLIO, DITA, BRACCIO , ICTUS, VARIE

formicolio, si cerca
un disturbo fastidioso, frequente, spesso innocente. non sempre, pero' : in alcuni casi rappresenta la manifestazione

di una precisa patologia, piu' o meno grave

------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: FORMICOLIO, SI CERCA Un disturbo

fastidioso, frequente, spesso innocente. Non sempre, pero' . In alcuni casi rappresenta la manifestazione di una

precisa patologia, piu' o meno grave - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Una

sensazione sperimentata da chiunque, il formicolio alla mano. Un disturbo che in genere si risolve spontaneamente. Ma

che a volte puo' farsi ostinato. E associarsi a sensazioni dolorose all' arto superiore. Dietro le quinte di una

simile condizione c' e' una sofferenza dei "fili elettrici" che assicurano la sensibilita' e il movimento dell' arto.

Una sofferenza provocata da quali problemi? In queste pagine abbiamo voluto fornire l' identikit delle piu' frequenti

cause. Diciamo che alla base dei vari disturbi c' e' in genere una compressione dei tronchi nervosi, un incidente di

percorso che tende spesso a realizzarsi in determinati punti: la' dove il nervo s' impegna in qualche "tunnel".

Infatti attorno al tronco nervoso le strutture muscolari, ossee e tendinee si organizzano a descrivere qua e la'

minute gallerie. Si tratta di spazi anatomici angusti, delicati, ma soprattutto inestensibili. Pertanto qualsiasi

alterazione che provoca un "aumento di pressione" all' interno di tali canali finisce per causare una compressione

del nervo. Un classico esempio, in questo senso, e' la "sindrome del tunnel carpale", un disturbo che interessa

prevalentemente la donna e che e' dovuto alla compressione del "nervo mediano" . come meglio diremo in seguito . in

quella galleria di tessuto osseo e connettivo accolta nel palmo della mano. Grande "spina nel fianco" dei tronchi

nervosi e' , poi, l' artrosi. Questa malattia degenerativa e' caratterizzata dalla formazione di "becchi", di speroni

ossei: il loro sviluppo a livello delle vertebre cervicali finisce per "irritare" le radici nervose che emergono dal

midollo spinale. Vediamo, allora, in dettaglio, i principali "guai" nervosi dell' arto superiore. E, naturalmente, i

mezzi a nostra disposizione per contrastarli. *Servizio di chirurgia ortopedica, Casa di cura "S. Ambrogio", Milano

------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: E' IL GOMITO CHE DA' LA SCOSSA - - - - -

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - A tutti e' sicuramente successo, urtando il gomito, di

avvertire una sensazione simile a una scarica elettrica che "corre" verso la mano. Il fenomeno e' dovuto a una

stimolazione del nervo ulnare, che nel gomito decorre . in posizione assai superficiale . in un canale osseo. Questo

"tunnel" . in seguito a un processo artrosico, a eventi traumatici o per motivi ancora non chiari . puo' andare

incontro a un progressivo restringimento (stenosi), fenomeno che provoca inevitabilmente una compressione del nervo.

I disturbi variano a seconda del grado di questa compressione. All' inizio il paziente avverte soltanto una

sensazione di formicolio sul quinto dito e in parte sul quarto, in corrispondenza della superficie dorsale della

mano. Se non si provvede ad attuare un trattamento precoce, queste sensazioni aumenteranno fino a sfociare in una

vera e propria mancanza di sensibilita' nelle dita interessate. Nel frattempo si assistera' anche a una progressiva

perdita di volume a carico dei piccoli muscoli della mano innervati dal nervo ulnare. Alla fine la mano assume un

aspetto scheletrico ed e' impossibilitata a estendere il quarto e il quinto dito. Il disturbo compare con la stessa

frequenza nell' uomo e nella donna di eta' media. Gia' questo quadro e' sufficiente a indirizzare il medico verso la

diagnosi. Ma, come in tutte le lesioni nervose, un esame elettromiografico, che permette di misurare le "correnti

elettriche" condotte dai nervi, fornisce la prova definitiva. LE CURE Il trattamento della "sindrome compressiva del

nervo ulnare" e' puramente chirurgico. L' intervento consiste nella liberazione del nervo: in pratica alle strutture

nervose si da' piu' spazio ampliando per tutta la sua estensione il canale che le accoglie. Si tratta di un'

operazione rapida, ma assai delicata, data la complessita' delle strutture anatomiche coinvolte. -------------------

------ PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: LA SENSIBILITA PERSA NEL TUNNEL - - - - - - - - - - - - - -

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - La "sindrome del tunnel carpale" consiste nella compressione del nervo

mediano a livello di un canale osteo fibroso (composto, cioe' , da strutture ossee e fibrose) situato nel polso: in

questo "tunnel", detto "carpale", passano i tendini flessori delle dita e, per l' appunto, il nervo mediano, che si

trova in una posizione superficiale. Qualsiasi alterazione in tale sede e' pertanto in grado di provocare una

compressione del nervo. L' evento compromette la sensibilita' : insorge un formicolio nelle prime tre dita della

mano, che esordisce di notte e che persiste durante il giorno negli stadi piu' avanzati della malattia. Si arriva

progressivamente alla perdita della sensibilita' . Il sesso piu' colpito e' quello femminile, con un rapporto tra

donne e uomini di 9 a 1. Si manifesta a partire dai 25 30 anni, ma non sono rari riscontri della malattia a 18 20

anni. In ogni caso si calcola che circa il 20 per cento delle donne oltre i 60 anni soffra della sindrome. La

gravidanza e la menopausa (con le modificazioni ormonali che questi momenti della vita comportano) possono favorire

tale condizione. Il medico fonda la sua diagnosi sulla caratteristica sintomatologia. Ma la conferma giunge dall'

esame elettromiografico (che valuta la capacita' del nervo mediano a condurre uno stimolo elettrico). LE CURE Il

trattamento consigliato e' chirurgico e consiste nell' apertura del canale carpale, volta a decomprimere il nervo

mediano. Dal 1991 questo trattamento viene eseguito, nella maggioranza dei casi, con tecnica "mininvasiva", per via

endoscopica. Si procede con l' introduzione, mediante apposite sonde, di un endoscopio all' interno del canale

carpale, che proietta su un monitor la situazione anatomica. Sotto controllo endoscopico si procede, quindi, alla

recisione del "tetto" del canale. ------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: NERVI

IN CRISI A CAUSA DELL' ARTROSI - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Tutti noi, a

partire dai quarant' anni, presentiamo segni piu' o meno evidenti di artrosi cervicale. Nella maggioranza dei casi

tale affezione rimane asintomatica, non da' , cioe' , segno di se' . Si rende evidente con dolori che insorgono in

seguito a movimenti del collo e che si irradiano alle braccia (si parla di "cervicobrachialgia"). E anche possibile

che compaiano vertigini. Soltanto in casi eccezionali questa malattia puo' causare formicolio alle mani: cio' dipende

sostanzialmente dalla compressione delle radici nervose provocata dalla progressiva deformazione delle strutture

ossee vertebrali. Nel processo artrosico e' , infatti, tipica la formazione di speroni ossei chiamati "osteofiti",

che possono occludere il foro di passaggio delle radici nervose. LE CURE Il trattamento e' "misto". Innanzitutto e'

fondamentale il consulto dello specialista fisiatra, che deve stilare un programma di attivita' fisica da abbinare

all' impiego di collari cervicali e all' eventuale trattamento farmacologico. Soltanto nei casi piu' gravi e'

consigliabile l' intervento chirurgico, che mira a decomprimere le radici nervose a livello delle vertebre cervicali.

------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: SE LA CERVICALE MANDA UN SEGNALE - - - -

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - L' ernia del disco cervicale va sempre sospettata in

caso di formicolio alle mani. Progressive usure, sia di natura artrosica sia in seguito a traumi, possono portare

allo spostamento della parte centrale del disco intervertebrale (il cuscinetto fra una vertebra e l' altra), che

finisce per comprimere il midollo. I disturbi ricordano quelli dell' artrosi cervicale, con dolori (che possono

essere, pero' , piu' severi) e rigidita' al collo. Negli stadi avanzati, possono insorgere zone estese di riduzione

della massa muscolare, dapprima all' arto superiore, successivamente anche all' inferiore. LE CURE Il trattamento e'

chirurgico e consiste nell' asportazione del disco intervertebrale. E un intervento assai delicato, piu' difficile

dell' asportazione del disco a livello lombare. Dev' essere effettuato in centri qualificati (di ortopedia o

chirurgia specializzati nella patologia della colonna cervicale) e seguito da un programma fisioterapico. ----------

--------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: PROBLEMI ALLA RADICE SE IL MUSCOLO E INVADENTE - -

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Si chiama "sindrome dello stretto toracico

superiore" ed e' una condizione causata da vari fattori. E appannaggio del sesso femminile, si riscontra piu' di

frequente dopo i quarant' anni, ma e' osservabile anche a partire dalla trentina. Il tratto distintivo di questa

malattia e' una compressione o, quanto meno, un' alterazione, del decorso del "plesso brachiale", che e' quella

struttura nervosa da cui prendono origine i nervi destinati all' arto superiore. Il plesso brachiale e' costituito da

cinque radici nervose che, partendo dal midollo spinale, s' impegnano, subito al di la' delle vertebre, in uno spazio

triangolare delimitato dai "muscoli scaleni" (tesi dalle vertebre cervicali alla prima costa). Una qualsiasi

alterazione che interessa tale regione anatomica si traduce in una sindrome compressiva a carico del plesso

brachiale. Le cause, come si diceva, sono varie: alterazioni della forma della settima vertebra cervicale (ci puo'

essere addirittura una costola in soprannumero . le costole, infatti, traggono origine dalle vertebre toraciche); un'

abnorme grandezza dei muscoli scaleni (ipertrofia) o presenza di anomalie nelle loro inserzioni sulla prima costola;

legamenti che deviano il decorso dei nervi. La diagnosi e' difficile, perche' , vista la molteplicita' delle cause, i

disturbi sono variabili. Fra questi i piu' frequenti sono: dolori al braccio, diffusi e non ben localizzati in punti

precisi, con tipiche irradiazioni posteriori lungo il contorno della scapola che si acuiscono sollevando pesi;

diffusi formicolii alle mani, soprattutto al quarto e quinto dito; disturbi a carico della circolazione sanguigna,

per il fatto che anche l' arteria puo' rimanere compressa nello spazio delimitato dai muscoli scaleni; disturbi nel

tratto cervicale della colonna vertebrale, non ben differenziabili, pero' , dai fastidi dovuti all' artrosi

cervicale, presente nella maggior parte dei casi (soprattutto quando la sindrome compare in eta' piu' avanzata). LE

CURE Una volta formulata la diagnosi (che, per la molteplicita' dei sintomi, e' posta per lo piu' escludendo

accuratamente altre patologie, come artrosi ed ernia del disco), occorre ricorrere alla fisioterapia e all' impiego

di speciali collari. Se tali trattamenti non hanno successo, bisogna sottoporre il paziente all' intervento

chirurgico. Questo consiste nella "liberazione" dei nervi del plesso brachiale: l' operazione, in pratica, rimuove

tutte le cause della compressione (costole sovrannumerarie, anomalie d' inserzione dei muscoli e cosi' via). E un

intervento molto delicato, vista la complessita' delle strutture che si vanno a toccare; richiede, quindi, un'

estrema attenzione e un' esperienza specifica. ------------------------- PUBBLICATO ------------------------------

TITOLO: QUEL GELO SULLA PUNTA DELLE DITA - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Il

"morbo di Raynaud" e' un disturbo di probabile origine neurovegetativa: consiste nello spasmo delle arterie digitali

di una o piu' dita, complice l' esposizione al freddo. La sua presenza e' spesso associata a malattie

autoimmunitarie. Piu' che un formicolio provoca una perdita della sensibilita' , con dolori dovuti a deficit della

circolazione. Quando la "crisi" compare, il dito diventa completamente bianco e in un secondo tempo assume un

colorito cianotico. LE CURE Il trattamento all' inizio si basa su farmaci capaci di contrastare lo spasmo delle

arterie. Se questi non sortiscono effetti, bisogna passare all' intervento chirurgico: consiste nel provocare la

paralisi del "sistema nervoso simpatico" (da cui dipende lo spasmo vascolare) agendo o a livello toracico

(gangliectomia toracica) o periferico (asportando la membrana esterna dei vasi arteriosi, la cosiddetta

"avventiziectomia"). ------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: UN PERCORSO DAVVERO

TORTUOSO - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Il nervo mediano, di cui abbiamo gia'

parlato nella "sindrome del tunnel carpale", puo' subire compressioni nel suo decorso a livello del gomito. Infatti,

dopo la piega del gomito, il nervo transita o al di sotto o nello spessore dei muscoli dell' avambraccio. L'

esistenza di formazioni cistiche o tumorali o, piu' semplicemente, la presenza di "nastri" fibrosi, puo' deviare il

decorso del nervo fino a provocarne una compressione. I disturbi non sono dissimili da quelli che si accusano nella

sindrome del tunnel carpale (formicolio nelle prime tre dita della mano). La differenza consiste nel periodo d'

insorgenza dei disturbi: questi compaiono per lo piu' nelle ore diurne e sotto sforzo (la "sindrome del tunnel

carpale" si fa, invece, "sentire" di notte). Inoltre e' presente una maggior perdita di forza, perche' la

compressione del nervo mediano a livello del gomito compromette tutta la muscolatura flessoria della mano. LE CURE Il

trattamento consiste nella decompressione del nervo, mediante esplorazione chirurgica e rimozione di tutti gli

ostacoli che premono sul nervo o ne provocano la deviazione. ------------------------- PUBBLICATO ------------------

------------ TITOLO: UNA STRETTA DI MANO TROPPO FORTE - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

- - - La possibilita' che il nervo ulnare possa essere compresso si realizza a livello del gomito. Un' altra

evenienza e' che la compressione avvenga nella mano, in quel "tunnel" che si trova sul suo lato interno e che

contiene, oltre al nervo ulnare, anche l' arteria e le vene ulnari ("canale di Guyon"). E questa una struttura assai

rigida, avendo pavimento e pareti laterali fatte di tessuto osseo e un tetto fibroso. Un' alterazione a carico di

tali strutture, dovuta a varie cause (eccessivo spessore del "tetto" o presenza di neoformazioni all' interno del

canale) provoca una compressione a carico del nervo ulnare. La compressione nel canale di Guyon e' assai simile a

quella che si verifica a livello del gomito (produce formicolio in corrispondenza del quarto e quinto dito). Anche in

questo caso l' esame elettromiografico e' il test decisivo per formulare la diagnosi. LE CURE Il trattamento e'

chirurgico e consiste nell' apertura del canale mediante asportazione del tetto. Ovviamente la presenza di formazioni

varie nel tunnel si risolvera' con la loro rimozione, che dovra' essere completa.

Morelli Alberto


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(7 marzo 1994) - Corriere della Sera

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Formicolii
di Attilio Speciani
Una fastidiosa sensazione di formicolio può dipendere da moltissime cause, sia fisiche (compressione nervosa,

alterazione circolatoria, eccetera) sia psichiche (tensione nervosa, iperemotività, ansia, eccetera).

Una cosa è certa: se si mette a formicolare una gamba dopo mezz'ora che si è seduti a gambe accavallate, oppure se si

informicola un braccio durante la notte perché ci si dorme sopra, questo non è da considerare una situazione

patologica e dei semplici esercizi fisici e un po' di ginnastica attuata con costanza risolveranno il problema.

Se, invece, il formicolio è persistente e fastidioso durante il giorno, può essere utile consultare il medico che

saprà valutare la causa tra i Dolori artro-reumatici, la Circolazione, le forme tossiche (vedi Alcolismo) o specifici

disturbi del nervo o del sistema nervoso centrale.

Prima di discuterne col proprio medico in molti casi è possibile tentare un riequilibrio spontaneo.

Omeopatia
Si possono valutare i prodotti già descritti alle voci Sciatica, Nevralgia e Nevrite.

Oligoelementi
Il Magnesio è uno dei minerali più importanti per il riequilibrio del nervo. Insieme a questo altri minrerali come

Manganese, Zinco e Rame sono importanti. È utilissima la assunzione di 1 misurino di Oximix 4+ (miscela di

oxiprolinati) alla sera quando la componente nervosa ed emotiva sia dominante.

Quando invece si sospetta maggiormente un disturbo di circolazione la miscela più indicata è Oximix 5+ (1 misurino al

mattino).

Nel dubbio, mezzo misurino (2,5 ml) di Oximix 5+ al mattino e altrettanto alla sera di Oximix 4+.

Vitaminoterapia e integrazione alimentare
Vale quanto detto alla voce Nevrite, cioè riequilibrare comunque l'apporto di vitamina B, e quanto detto alla voce

Dolori muscolari per riequilibrare la nutrizione dei muscoli.

Note di dietologia
Assumere obbligatoriamente dei cereali integrali e della lecitina di soia, oltre che arricchire la propria

alimentazione di magnesio (contenuto nelle noci e nella verdura in foglia).

La medicina popolare
Se i formicolii sono agli arti superiori, è buona cosa dormire per qualche giorno con una rivista arrotolata e

avvolta in un asciugamano sotto il collo, in modo che la colonna cervicale riprenda la sua giusta conformazione.

Quando comunque interviene il formicolio durante il giorno, si può cercare di farlo scomparire “misurando a spanne”

un tavolo o una scrivania, premendo con tutto il proprio peso sull'arto.

Questo riattiva la circolazione, ridà tono muscolare e fa cessare, in genere, la sensazione di formicolio.

Dott. Attilio Speciani
Allergologo e Immunologo clinico


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Che cos’è l’Ictus

L’Ictus è una malattia che colpisce il cervello quando improvvisamente una parte di questo viene danneggiata o

distrutta. E’ il risultato di un’interruzione di sangue ai tessuti cerebrali, dovuta alla chiusura o alla rottura di

un’arteria.
Il cervello è diviso in aree, ognuna delle quali è responsabile per il movimento e il funzionamento di diverse parti

del corpo.
Ogni lato del cervello controlla il lato opposto del corpo. Per esempio, se è danneggiato il lato destro del

cervello, la parte sinistra del corpo ne porterà le conseguenze.

Ci sono due tipi di Ictus:

• ISCHEMICO: dovuto alla chiusura di un’arteria cerebrale .
Si parla in questo caso di ischemia cerebrale: le cellule che prima venivano nutrite da quell’arteria subiscono un

infarto e muoiono. L’ischemia cerebrale rappresenta l’85% di tutti i casi di Ictus cerebrale.
L’occlusione dell’arteria può essere causata da un coagulo o trombo (che va a chiudere definitivamente un’

irregolarità della parete dell’arteria stessa formando la placca ateromasica): in questo caso si parla di trombosi

cerebrale.
Nel caso invece di embolia cerebrale l’arteria viene raggiunta da coaguli o emboli partiti dal cuore o da placche

ateromasiche delle arterie che portano sangue al cervello.

• EMORRAGICO: dovuto alla rottura di un’arteria cerebrale. Si parla allora di emorragia cerebrale. Questa rappresenta

il 15% dei casi di Ictus cerebrale. La causa più frequente è la pressione arteriosa troppo alta, che determina la

rottura di vasi normali o malformati, detti aneurismi.

Le funzioni del corpo colpite dall’Ictus

Un danno al lato sinistro del cervello può causare:
• Paralisi del lato destro e/o perdita di sensibilità
• Difficoltà di linguaggio e di deglutizione
• Lentezza nelle reazioni
• Perdita della visione nel lato destro di entrambi gli occhi

Un danno al lato destro del cervello può causare:

• Paralisi del lato sinistro e/o perdita di sensibilità
• Perdita dell’abilità di giudicare la distanza e le dimensioni (percezione spaziale)
• Tendenza ad essere impulsivi e non valutare correttamente le proprie capacità
• Perdita della visione nel lato sinistro di entrambi gli occhi

Fattori di rischio

Alcuni fattori di rischio non sono modificabili: ad esempio l’età, il sesso, la familiarità.
Altri invece si possono modificare. Tra questi i più importanti sono: l’ipertensione arteriosa, le malattie

cardiache, il diabete, i TIA, il fumo, l’obesità ed altri.

Un corretto stile di vita ed una giusta alimentazione riducono il rischio di Ictus ed aiutano i farmaci a tenere

sotto controllo la pressione, il colesterolo e la glicemia.

Se il rischio di Ictus è legato alla presenza di una placca aterosclerotica che ostruisce l’arteria carotide, la

rimozione chirurgica della placca può ridurre significativamente il rischio di un nuovo e più grave Ictus nella

maggior parte dei casi.

Chi è a rischio per Ictus è anche a rischio di demenza: contrasta i tuoi fatto di rischio!

Riconoscere i sintomi

L’Ictus cerebrale può manifestarsi con diversi sintomi, ma insorge sempre all’improvviso.
I sintomi più frequenti sono:
• Paralisi o debolezza o formicolio al viso, al braccio e alla gamba, soprattutto se interessano un solo lato del

corpo
• Perdita della visione, visione annebbiata o diminuita in uno o entrambi gli occhi
• Difficoltà a pronunciare o comprendere semplici frasi
• Perdita di equilibrio, vertigine e mancanza di coordinazione

Diagnosticare l’Ictus


L’Ictus è un’emergenza. La persona con sospetto Ictus deve ricevere immediatamente cure più adatte a lui. Per capire

se ha un’ischemia o un’emorragia è necessario fare una TC cerebrale. Bisogna recarsi immediatamente al pronto

soccorso di un ospedale specializzato nell’emergenza ICTUS, dotato di Stroke Unit, strutture dove lavorano esperti

aggiornati sulla cura della malattia!
In caso di ICTUS è necessario chiamare subito il 118.

Il TIA
I sintomi possono sparire completamente entro 24 ore da quando sono comparsi, senza lasciare nessun segno, si parla

allora di TIA (attacco ischemico transitorio).

Il TIA è un campanello d’allarme che precede l’Ictus. Esso può durare da pochi minuti a parecchie ore.
Nessuno può sapere se i sintomi scompariranno presto o no.
Quindi non perdere tempo: ai primi sintomi chiama il 118.

Se invece pensi di avere avuto un TIA, vai dal tuo medico curante, chiedi di fare presto tutti gli esami che

spieghino il motivo del TIA, e poi assumi le terapie che ti vengono prescritte con accuratezza.

Cosa fare periodicamente

Chiedi al tuo medico curante se sei a rischio di ictus, esegui tutti gli esami ed assumi le terapie che ti vengono

prescritti.

Monday, March 29, 2010

Il sesso? Serve anche a riparare il nostro Dna

A che serve il sesso? Per la riproduzione (e per il piacere) di chi lo pratica, si dice. Si sa che possono farne a meno quasi tutti gli organismi inferiori, molte piante e su 43 mila specie note di vertebrati solo pochi pesci, rettili, anfibi; ma non i mammiferi. Perché? Due le spiegazioni a confronto: la prima che il sesso serve a rimescolare i geni e favorire l’evoluzione e la salvaguardia della specie, la seconda - più recente - è quella che vede il sesso come momento di «riparazione» del Dna. Secondo il modello finora accettato, quello di Lucrezio-Weismann-Fisher-Muller, la riproduzione per via sessuale favorisce il rimescolamento dei geni e quindi delle caratteristiche che ne sono codificate, cioè aumenta la biodiversità (la possibilità di «rimescolare» i geni in modo da annullare i rischi letali per la specie). In altri termini, i cambiamenti ambientali sfavorevoli ai genitori potrebbero non esserlo più per alcuni dei figli selezionati in base al rimescolamento dei geni. Sarebbe questo il segreto dell’evoluzione?
Oggi però prevale un secondo modello: intuito da Platone, ripreso da Freud, sviluppato da Maynard Smith e divulgato da Michod in Eros and evolution propone che il sesso serve a... riparare il Dna (gli effetti sull’evoluzione ci sono tutti, ma indiretti). Si tratta di un «tagliando» al Dna, tale da consentire una «sana» riproduzione, che avviene ogni volta che entrano in campo le cellule sessuali (i gameti). Ad ogni atto sessuale si «riprogramma» il Dna, si sana, si ripara rispetto ai rischi ambientali e, se tutto funziona, nascerà un figlio con un Dna più «forte». Con questo nuovo modello si sanerebbero diversi paradossi, come la diffusione del sesso contro i suoi costi (la ricerca del partner è solo l’inizio!); l’insensatezza di scompaginare genomi (Dna) di successo in omaggio a biodiversificazioni (combinazioni di geni diverse e vincenti) vantaggiose in nuovi ambienti tanto ipotetici quanto generazionalmente lontani; la continuità evolutiva delle specie asessuate contro la discontinuità delle sessuate (persino Darwin era turbato dagli «anelli mancanti»).
Anni fa il Nobel Jacob notò che la natura fa bricolage, ma più che riparare, ricicla. L’uomo è fatto da miliardi di cellule, differenziate in circa 200 tipi riconducibili a due linee: la somatica (sangue, cuore, cervello, pelle, eccetera) e la sessuale (gameti: spermatozoi nei maschi, ovuli nelle femmine). Le cellule somatiche servono alla vita dell’organismo, le sessuali (i gameti) alla sua riproduzione. Ogni cellula abbonda di proteine, Rna, etc, ma ha un unico Dna: di norma dopo l’avvio si mette a riposo e fa lavorare le sue copie di scorta che ne assicurano le funzioni. Il Dna è a termine e dura al più una vita, almeno nelle cellule somatiche.
Nei gameti invece passa da una generazione all’altra: è perpetuo.
Il Dna di ogni cellula umana contiene tre miliardi di «lettere» combinate in parole diverse: quattro basi azotate, A, C, G e T, in un’infinità di combinazioni diverse. Sono tutti siti sensibili: radiazioni e sostanze chimiche ne colpiscono un migliaio al giorno. Danni, o alterazioni di struttura, e mutazioni, o alterazioni di sequenza, s’accumulano, causano malattie genetiche e accelerano l’invecchiamento. Sbagli che la cellula somatica ripara senza strafare, se sono pochi. Se sono tanti, e ripararli crea scompiglio, attiva un programma di suicidio cellulare, ma l’organismo si salva: anche le cellule abbondano. Se sono troppi gli sbagli, è il caos: salta pure il programma di suicidio e si rischia il cancro.
Ben altra la cura al Dna nella linea sessuale. Non per amore della discendenza, ma solo perché altrimenti il Dna non si replica. Grazie al sesso infatti il Dna gratifica il suo narcisismo: si perpetua, resta discontinuo e serve l’evoluzione. In genere le cellule subordinano la loro vita alla replicazione del Dna, possibile solo se è integro: ma per mantenerlo tale ci vuole tempo e energie. Ecco perché la natura ne ha reso la manutenzione così allettante che per goderne c’è chi è pronto a morire: di «infortuni sul lavoro» sono vittime la mantide religiosa, il topino col marsupio, il cactus centenario; l’uomo non si ferma neppure davanti all’Aids. La nostra cultura l’ha sublimata in un ideale (amore) e svilita in un’ossessione (sesso) nel cui nome si compiono mirabilia e crimini.
Qui possiamo solo riassumere la logica del ruolo del sesso nella manutenzione del Dna. Per correggere un testo occorre una copia buona di scorta: meglio se, come in una pellicola cinematografica, c’è anche un negativo. Il Dna è fatto da due eliche intrecciate: una è il negativo (o il complemento) dell’altra. La sequenza di basi di un’elica, determina quella dell’altra: gli sbagli di una sono corretti per confronto con l’altra. Qui scatta la prima riparazione.
Le cellule somatiche hanno due doppie eliche di Dna, una materna e una paterna. Questo permette di ripararle tutte e due, purché i danni siano diversi: nella seconda riparazione la doppia elica giusta fa da back-up alla sbagliata.
Ma ai gameti (le cellule sessuali) non basta. Hanno solo una doppia elica di Dna e devono passarla ai discendenti: va riparata al meglio. E così è, grazie a un terzo tagliando che le cellule progenitrici staccano prima di diventare gameti: anch’esse, come le somatiche, hanno due doppie eliche, che però replicano non una ma due volte. Questo evidenzia tutti gli sbagli presenti su ogni singola elica e ne ottimizza la correzione. Che non opera a pioggia: un capolavoro d’ingegneria riparativa allinea le doppie eliche materna e paterna e accumula le parti giuste in una, quelle sbagliate nell’altra. Le nuove doppie eliche, miste materne/paterne, finiscono ciascuna in un gamete: quella meglio riparata avrà una maggiore probabilità di successo nella fecondazione naturale. I gameti si mobilitano a milioni e anche se revisione (specie su ovuli) e selezione (di spermatozoi) sono severe, su cento nascite registriamo quattrocento aborti e quattro malformazioni congenite.
In vitro il rischio sale: c’è revisione, non selezione. E ancor di più con la clonazione: manca anche la revisione. Sulla riproduzione resta molto da imparare: ad esempio perché è facile clonare piante, ma non animali. «Conoscenza è potenza», ammoniva F. Bacone.
Queste transazioni spiegano anche perché nei figli ricompaiono tratti presenti nei nonni e non nei genitori (e viceversa). Lo notò Lucrezio nel De rerum natura , ma forse fuorviato dalla sua vena poetica mancò il modello giusto. Peccato, perché l’aveva già abbozzato quattro secoli prima Platone nel Simposio .
Il sesso è tabù e lo si esorcizza in favole. Dopo cavoli e cicogne archiviamo lotta a parassiti, biodiversità, etc, come sottoprodotti del sesso: della vita toccano l’hardware (cellule, organismi) più che il software (Dna).
Infine: perché il Dna? Se siamo strumenti di un disegno divino, amen. Alcuni cercano ragioni scientifiche: il Nobel Monod, e prima Democrito, ci vedono figli di caso e necessità. Si sa ancora ben poco della termodinamica di un processo che mira essenzialmente al Dna.

Ma su Marte, o altrove, con chimica e fisica simili alle nostre, c’è una molecola così egoista da asservire la biosfera e bella da rispettare la sezione aurea?

Saturday, February 14, 2009

ANGIOMA CAVERNOSO

ANGIOMA CAVERNOSO
buongiorno, sono un ragazzo di 29 anni con un angioma cavernoso sul dorso della spalla destra। è presente dalla
nascita e non si è mai capito se dovuto a complicazioni nel parto o al fatto che era già mio a prescindere dal
cesario...cmq sta di fatto che ce l'ho!!!l'ho sempre tenuto sotto controllo con ecografia, risonanze e angiografie..Non si è mai ingrandito è solo cresciuto
in proporzione alla mia crescita nel corso degli anni e attualmente ha un estensione di circa 20x35cm.Non mi ha mai dato problemi e mai dolore (solo un po' di fastidio quando dormo sul lato destro) e nessun medico si è
mai azzardato di propormi una cura..circa 4 anni fà sono stato da un chirurgo vascolare che mi ha proposto delle sclerosanti.ho effettuato le iniezioni
settimanali per circa due anni e devo dire che qualche miglioramento a livello estetico c'era...ma non diminuiva e dalle successive risonanze non si evidenziavano miglioramenti.Qualche mese fa ho effettuato una nuova risonanza dove sembra essere emersa una vena nella zona ascellare che
sembrerebbe alimentare l'angioma...Ora mi è stato proposto di sottopormi ad intervento per provare a cercare tale
vena ed eventualmente reciderla e chiuderla.Non mi è stato assicurato nessun risultato in quanto è un intervento sperimentale perchè non sanno se effettivamente
esiste questa vena e se è l'unica o se ce ne sono altre.quindi è possibile che anche la sua chiusura non porti
benefici..mi faranno l'anestesia totale perchè non sanno quanto tempo impiegheranno a cercare la vena...L'ospedale è Le molinette di Torino perchè il chirurgo vascolare che vorrebbe operarmi lavora lì.Secondo voi come devo comportarmi con tutti questi dubbi? e in più la chiusura di una vena è operazione ritenuta
semplice o ci sono complicazioni (tipo possibili emorragie)...esistono altre tecniche per operare casi come il mio? per esempio l'utilizzo di sonde o del laser o metodi più
moderni rispetto al tagliare e cercare...Che suggerite? farmi operare o no?grazie per l'attenzione indubbiamente va eseguito uno studio mirato: angiografia selettiva in particolare) per valutare la presenza o meno
dell'arteria che 'alimenta' l'angioma: In caso di presenza la lesione non può più essere definita semplice angioma,
ma malformazione vascolare e come tale va valutata l'ipotesi di una 'embolizzazione' endovascolare.
Laser e scleroterapia rappresentano poi indicazioni al trattamento della lesione, se sintomatica (sanguinamenti,
aumento di dimensioni ecc.)
Utente 9999999 innanzitutto la ringrazio per la tempestività della sua risposta...Mi sono già sottoposto ad angiografia, anche se ignoro se fosse selettiva o meno, ma so che non sono riusciti a
valutare la presenza della vena di origine.Lei mi parla di arterie, mentre a me è stato indicata la possibilità di un eventuale chiusura della vena che alimenta
l'angioma. mi perdoni x la domanda, ma in materia sono ignorante, ma c'è un po' di differenza tra le 2. quindi se
fosse l'arterisa quella da chiudere è ancora più pericoloso l'intervento?mi pare di aver capito dal suo sito che Lei ha esperienza in materia, le è già capitato di operare casi simili al
mio? se fosse interessato potrei mandarle delle foto...il mio timore è di mettermi in mano a medici che mi hanno confessato che non hanno mai avuto un caso come il mio.se invece ci fosse la possibilità di sentire il parere di un chirurgo con esperienza nel campo, sarei più
rincuorato...mi potrebbe indicare dove potrebbero essermi d'aiuto.ho letto del gaslini di genova ma se non erro è solo
pediatrico..
L'angioma è un intricato sistema di vicoli e viuzze formato da vasi molto piccoli. adesso faccia conto che l'angioma
(lesione rossa) sia come un incrocio, in cui afferisce una via (arteria) e da cui parte un'altra via (vena). Il
sangue arriva dall'arteria, attraversa l'angioma e se ne va dalla vena.Se questi vasi sono grossi, si possono vedere altrimenti ce ne possono essere tanti, ma non visibili all'angiografia.L'angiografia ha studiato l'arteria. Se c'è quasta va embolizzata (o almeno si tenta). Se invece c'è una vena
visibile (l'angiografia a volte la vede, ma non sempre), questa va chiusa usando la scleroterapia (come le vene
varicose).Se nè arteria, nè vena si vedono, vuol dire che ce ne sono molte, ma piccole, impossibili da chiusìdere tutte. In
questi casi si tratta solo l'angioma, se sintomatico o esteticamente deturpante, con scleroterapia unita o meno al
laser.Spero di essere stato chiaro, almeno con gli esempi; fermo restando che ogni angioma ha la sua anatomia, sede,
modalità di 'nutrimento' ecc e che ogni lesione è normalmente attaccata ad un paziente, con la sua storia clinica, le
sue patologie concomitanti ecc.Nessun problema se desidera una valutazione personale di presenza, prenotabile telefonicamente .
Se ne trattano molte di queste lesioni, solitamente piccole. Però, quando indicato, a volte
bisogna affidarsi a centri che raccolgono casi difficili e da trattare a livello multidisciplinare (angiologo,
radiologo ecc). Il gaslini è ottimo (è pediatrico ma ha anche un centro di studio malform vascolari), oppure il
pediatrico Buzzi di Milano (prof. Vercellio), per cui vale lo stesso discorso. In genere i centri malform vascolari
sono in ospedali pediatrici perchè i casi più gravi sono quelli congeniti che iniziano proprio in età pediatrica.se desidera altre informazioni o vuole inviarmi foto, faccia pure riferimento al sito cordialità,

Sunday, November 16, 2008

Calcoli della colecisti

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Calcoli della colecisti
Colica biliare
La colecistite acuta (colica biliare) è la più frequente complicanza della litiasi (presenza di calcoli nella colecisti e/o nelle vie biliari). Quando si spostano dalla loro sede di origine, questi agglomerati solidi possono infatti andare ad ostruire il normale deflusso della bile.

In particolare un calcolo di grosse dimensioni o più calcoli piccoli possono incunearsi nel dotto cistico ed ostruirlo. Si viene così a creare una sorta di tappo che impedisce la contrazione della cistifellea e/o lo svuotamento della bile.

Tale condizione genera dolori intensi, per alcuni paragonabili a quelli provati dalle donne durante il travaglio.

La colica biliare è infatti caratterizzata da un dolore molto violento che insorge nella parte alta dell'addome, al centro o più frequentemente verso destra sotto le costole; successivamente il dolore si estende posteriormente fino a raggiungere la punta inferiore della scapola.

Oltre ad essere molto doloroso tale attacco è anche piuttosto duraturo dato che può perdurare dai venti trenta minuti sino alle sei-dodici ore. Spesso, proprio a causa della sua intensità, il dolore si associa a nausea, sudorazione profusa e vomito.

Complicazioni
Purtroppo la colecistite acuta non è l'unica complicanza dei calcoli della cistifellea e nemmeno la più grave.

Spinto dalle contrazioni della colecisti un calcolo può infatti scendere verso il basso ed andare ad ostruire il coledoco (il dotto principale che porta la bile nel duodeno). Inizialmente tale passaggio causa un dolore del tutto simile ad una banale colica. Esiste tuttavia una fondamentale differenza tra le due condizioni: mentre in caso di semplcie colica, pur essendo esclusa la cistifellea, il passaggio della bile proveniente dal fegato è comunque possibile, in caso di ostruzione del coledoco tale deflusso è impedito.

L’impossibilità di smaltire la bile che inevitabilmente rimane a livello sistemico determina, con il passare del tempo, il classico aspetto del soggetto itterico (colorazione gialla della cute e delle mucose).

Il ristagno della bile può inoltre andare ad infettare la cistifellea riempiedola di materiale purulento (pus). Si parla in questo caso di empiema della colecisti.

Purtroppo il tratto terminale del coledoco si restringe ed è regolato dalla presenza di uno sfintere, una specie di anello muscolare che controlla il passaggio dei fluidi organici. Per questo motivo il calcolo difficilmente riuscirà a passare tale barriera. La sua permanenza in questa zona, oltre ad impedire il deflusso biliare, ostacola anche il passaggio dei succhi prodotti dal pancreas. La conseguente risalita della bile nel condotto pancreatico, associata all'improvviso aumento della pressione nei dotti più interni può scatenare una pancreatite acuta ( 30-70% dei casi, più frequente nelle donne dopo i 50-60 anni).

Se invece un grosso calcolo perfora la parete del coledoco e del duodeno, incuneandosi in quest’ultimo, può verificarsi un'occlusione intestinale.

Diagnosi
Nella maggior parte dei casi (circa l'80%) la calcolosi biliare è asintomatica e viene scoperta casualmente nel corso di altre indagini di controllo. L'avvento dell'ecografia addominale ha permesso di apprezzare la reale diffusione di questa patologia fino ad allora sottostimata. Oggi, statistiche alla mano, circa il 15% della popolazione è portatrice di calcoli della colecisti.

Proprio l’ecografia dell'addome superiore è il tipo di indagine diagnostica più semplice ed affidabile. Essa permette infatti di visualizzare i calcoli (anche se non sono radiopachii), lo stato della parete della cistifellea ed eventuali dilatazioni e/o calcoli della via biliare principale (condotto che porta la bile direttamente dal fegato all'intestino). Inoltre tale esame, al contrario della vecchia colecistografia, non somministra alcuna radiazione al paziente ed è totalmente sprovvisto di altri effetti collaterali.

In presenza di sintomatologia atipica vanno comunque escluse altre patologie a carico del tubo digerente (ulcera peptica; reflusso gastroesofageo; sindrome da colon irritabile; ecc.).

L'indagine ecografica non richiede l'osservanza di particolari preparazioni all'esame tranne il digiuno da almeno 6/8 ore ed, eventualmente, una dieta povera di scorie nelle due o tre giornate precedenti. In questo modo si cerca di prevenire il meteorismo intestinale, uno dei principali fattori che ostacolano la diagnosi.

Thursday, October 16, 2008

Wednesday, March 05, 2008

ascesso gluteo rimedio antico

ASCESSO GLUTEO

Per curare l'ascesso gluteo (quandu cogghjía 'a puntura) si usava preparare un impasto ben lavorato di scaglie di sapone fatto in casa e zucchero.

Dopo aver coperto la natica dolorante con un panno di lino, su di essa veniva applicato l'impasto e..., ripetendo l'operazione per due-tre volte al giorno, suppurazione e dolore avevano le ore contate.

indietro nel tempo

Da qualche tempo mi sto dedicando (nel mio tempo libero) all'approfondimento di quanto vi è di vero nella teoria di Darwin. Nel corso di questa ricerca mi sono imbattuto in un articolo da Voi pubblicato in data 28 febbraio 2002, intitolato: "Darwin aveva ragione. E il gambero diventò mosca".

Il Vostro articolista (Massimo Piattelli Palmarini) scrive: "Un'importante scoperta, appena pubblica-ta su Nature, sconfigge una inveterata obiezione dei creazionisti alla teoria dell'evoluzione biologica. A detta dei creazionisti, infatti, la cieca lotteria genetica delle piccole mutazioni successive sarebbe incapace di produrre grandi cambiamenti in una specie biologica. Un gamberetto, per esempio, sempre a detta loro, può solo diventare più grande, o più scuro o sviluppare delle zampe più robuste, ma non può dare origine ad una mosca, né questa può poi dare origine, attraverso molti mutamenti intermedi, poniamo, ad un topo. Invece, in un agguerrito laboratorio della California, sono state riprodotte in dettaglio due piccolissime mutazioni, portatrici di grandi effetti, avvenute 400 milioni di anni fa, grazie alle quali si passò di colpo da un artropode, l'Artemia (detta anche scampetto della salamoia, o - chissà perché - scimmiotto di mare, molto popolare tra gli amanti dei piccoli acquari come cibo vivo per i pesci), al moscerino dell'aceto […] Come queste due minime e antichissime mutazioni spontanee in un gene "maestro" siano riuscite a produrre tanto cambiamento è stato ricostruito, sequenza per sequenza e molecola per molecola, dai genetisti Matthew Ronshaugen, Nadine McGinnis e William McGinnis, dell'Università della California a San Diego".

L'autore di questo articolo dimostra, però, di non conoscere le obiezioni dei creazionisti alla teoria dell'evoluzione biologica, o di essere in mala fede.

I movimenti antidarwiniani, molto attivi in alcuni stati degli USA, anche se sono stati promossi da gruppi protestanti fondamentalisti confutano l'evoluzionismo in modo assolutamente scientifico. All'evoluzionismo viene negata ogni validità scientifica: manca la minima prova scientifica (riprodotta in laboratorio od osservata in natura) di come una specie diventi gradualmente un'altra.

Sul fatto che all'interno di una specie avvengano variazioni siamo tutti d'accordo, il problema è che, per i darwinisti, le specie derivano l'una dall'altra, anche individui ormai non più interfecondi e ormai diversissimi, secondo i darwinisti, hanno antenati comuni. Gli evoluzionisti affermano che le variazioni all'interno della specie rappresentano una prova a sostegno della loro teoria. Queste variazioni, però, non costituiscono una prova per l'evoluzione perché non sono altro che il risultato di differenti combinazioni di informazioni genetiche già esistenti a cui non aggiungono nessuna nuova caratteristica.

Le variazioni avvengono sempre entro i limiti dell'informazione genetica. Tale limite, in genetica, è detto "pool genetico", o "fondo comune di geni". Tutte le caratteristiche presenti nel pool genetico di una specie possono comparire in vari modi per variazione. Ad esempio in una lucertola, a seguito di una variazione, potrebbero comparire delle varietà che presentano una coda più lunga o una pigmentazione più vivace. Le variazioni non possono trasformare un rettile in un uccello aggiungendovi le ali o le penne o mutando il loro metabolismo. Un tale cambiamento richiede un incremento delle informazioni genetiche, degli esseri viventi, che non è assolutamente possibile nelle variazioni.

Un insormontabile problema d'attendibilità scientifica all'evoluzionismo arriva dalla fisica: per gli evoluzionisti, le prime molecole organiche (gli aminoacidi) sono comparse spontaneamente. In seguito queste molecole avrebbero dato vita, unendosi casualmente tra loro, a molecole notevolmente più complesse: le proteine. A loro volta le proteine si sarebbero unite, casualmente, in modi sempre più complessi sino ad ottenere le prime cellule. Dalle unioni spontanee delle cellule sarebbero, casualmente, nati i primi organismi pluricellulari che successivamente si sarebbero evoluti in organismi sempre più complessi. In sintesi la vita è comparsa per un insieme fortuito di coincidenze. E, in essa, vi è una predisposizione naturale a divenire gradualmente sempre più complessa. Gli evoluzionisti non sanno spiegare perché avverrebbe questo crescente aumento di complessità, perché non vi è un'equivalenza più complesso uguale più adatto a sopravvivere, in ogni modo, affermano che tutto ciò avviene.

Questo casuale spontaneo aumento di complessità è l'esatto contrario di ciò che avviene per il secondo principio della termodinamica. Questa famosa legge è anche nota come "Legge dell'entropia". L'entropia fornisce una misura del grado di disordine in cui si trovano gli elementi che costituiscono il sistema. L'entropia di un sistema è incrementata dal movimento verso uno stato più disordinato, disperso e non pianificato. Più elevato è il disordine di un sistema, più elevata è la sua entropia. Tale legge sostiene che l'intero universo inevitabilmente procede verso uno stato più disordinato, disperso e non pianificato. Ogni giorno sperimentiamo questo principio: l'auto si guasta, ogni essere vivente invecchia e muore, le stelle esauriscono il loro carburante e si spengono, ogni cosa complessa regredisce e si decompone nei suoi elementi primitivi. Tutto scade al suo livello più probabile, i differenziali d'energia si livellano, ogni elemento, nel quale non sia continuamente immessa dall'esterno nuova energia o informazione, degrada ed è sopraffatto dal disordine. La seconda legge della termodinamica rappresenta il mezzo con il quale questo processo naturale è definito con equazioni fisiche e calcoli. La validità della seconda legge della termodinamica è dimostrata in modo sperimentale e teorico. I più importanti scienziati contemporanei concordano sul fatto che questa legge avrà un ruolo centrale nel prossimo periodo della storia. Albert Einstein disse che è la "legge più importante di tutta la scienza".

Per il secondo principio della termodinamica, tutto va solo di male in peggio. Per la teoria dell'evoluzione, invece, tutto va di bene in meglio casualmente e spontaneamente.

Queste due asserzioni: la teoria di Darwin e la legge dell'entropia, non possono essere entrambe veritiere, necessariamente una delle due deve essere falsa.

La confutazione del neodarwinismo spazia in ogni disciplina scientifica: dalla paleontologia alla chimica, dalla genetica all'anatomia comparata, dalla biologia alla matematica. Ciò che era opponibile all'evoluzionismo nel 1859, quando fu pubblicata L'Origine delle specie, continua ad essere opponibile. I problemi dei darwinisti (o come si preferisce oggi neodarwinisti) non sono stati risolti (come sperava Darwin) da nuove scoperte scientifiche ma piuttosto evidenziati. I sostenitori di tale teoria preferiscono "mantenere il suo credito col pubblico attraverso la soppressione della critica e l'eliminazione delle difficoltà" ( W. H. Thompson prefazione di un'edizione dell'Origine delle Specie).

Il peggio è che il Vostro articolista manifesta, anche, di ignorare la teoria di Darwin (la teoria dell'evoluzione per selezione naturale), eppure proclama: Darwin aveva ragione. Sembra che per Piattelli Palmarini l'importante sia dichiarare che Darwin ha ragione indipendentemente da come stiano realmente i fatti.

Darwin non parla mai di salti improvvisi. Infatti, ne L'Origine delle Specie afferma: "Se venisse dimostrato che è esistito un organismo complesso che non sia stato formato da numerose, successive, lievi modificazioni, la mia teoria crollerebbe". Darwin, quindi, sostiene che l'evoluzione da una specie ad un'altra può avvenire solo grazie a numerose, successive, lievi modificazioni.

Tutti gli ortodossi neodarwinisti, conformi agli insegnamenti del sommo maestro (Darwin), non ritengono plausibili questi salti improvvisi per un motivo molto semplice: un grande effetto non è mai casuale, ma svela, casomai, l'esistenza di un progetto. Una similare variazione (se sarà confermata da future verifiche) non può avvenire a caso. È, invece, identificabile come lo spostamento da un piano d'organizzazione ad un altro. Secondo Darwin & company (gli ortodossi neodarwinisti) solo piccole variazioni, poste al vaglio della selezione naturale, sono giustificabili come eventi casuali.

Nel proseguimento dell'articolo in quanto a faziosità le cose non migliorano, infatti leggiamo: "…Come già da tempo i biologi sospettavano, una piccola, rara e fortunata mutazione in un gene di regolazione, uno di quelli che ho sopra chiamato geni "maestri" (ma nel ger-go dei genetisti sono detti omeotici, e in questo caso particolare si tratta del ben studiato gene Hox), può d'un tratto produrre una specie nuova, assai diversa da quella di partenza. Le raffinate manipolazioni genetiche descritte nell'articolo di Nature, in tutto identiche a ciò che spontaneamente deve essere avvenuto 400 milioni di anni addietro, confermano adesso sperimentalmente che il sospetto era ben fondato. I normali meccanismi di mutazione genetica, poi seguiti dalla selezione naturale, sono, quindi, genuinamente capaci di generare delle assolute novità biologiche, cioè delle specie nuove. Si è riprodotta in laboratorio la genesi spontanea di uno di quei "mostri fortunati" (hopeful monsters) di cui già dagli anni Quaranta si parlava, tra il credulo e l'incredulo, nei lavori teorici sull'evoluzione. Questa importante conferma viene a corroborare, tra l'altro, le ipotesi "discontinuiste" propugnate da decenni soprattutto dai notissimi (ma spesso criticati) evoluzionisti Stephen Jay Gould e Richard Lewontin di Harvard. Una loro azzeccata analogia può forse aiutarci a capir meglio: l'evoluzione biologica non è una sfera liscia che rotola nel tempo con continuità, bensì un poliedro sfaccettato che, di tanto in tanto, procede scattando di colpo da una faccia a un'altra contigua, senza soste inter-medie. Il passaggio dallo scampetto della salamoia al moscerino dell'aceto è stato uno di questi scat-ti. Era già facile intuire che molti altri ne devono essere avvenuti, lungo centinaia di milioni di anni, su su fino ai nostri diretti antenati. Adesso possiamo aspettarci che alcuni di questi vengano riprodot-ti in ogni dettaglio in laboratorio. Quando, nel piano generale comune di un embrione, sempre forte-mente compartimentato, uno stesso gene comincia d'un tratto a reprimere lo sviluppo di certe sezio-ni, mentre attiva e potenzia altre distinte sezioni, dal nuotare nella salamoia si passa a volare nell'aria.

L'impalcatura modulare del vivente consente questo e ben altro. Nessun bisogno di fare appello a un architetto che tutto aveva già progettato al suo tecnigrafo. Piccole, rare improvvisazioni spontanee dai grandi effetti non hanno bisogno di architetti. È un po' come quando i produttori di fucili e mitra-gliatrici, finita la Seconda guerra mondiale, improvvisarono, e si misero, con piccole modifiche degli stessi macchinari, a produrre motociclette. (La sigla BSA, ben nota ai motociclisti della mia genera-zione, significava, infatti Birmingham Small Arms. La Royal Enfield, raffinata produttrice di armi da fuoco, si mise d'un tratto a fabbricare motociclette di grande eleganza)".

Una piccola rara fortunata mutazione in un gene di regolazione può generare delle assolute novità biologiche solo se queste novità sono già previste nel progetto di partenza. In altre parole queste novità non sono realmente delle novità, ma progetti già contenuti nel DNA della specie originaria. Nel caso specifico di questo esperimento, che bisogna ricordare manca ancora delle indispensabili verifiche, la perdita delle zampe, ben sette paia, è dovuta ad una proteina (Ubx) che ha la funzione di sopprimere gli arti. L'insetto sarebbe, quindi, emerso per via di una mutazione nel "soppressore-di-zampe Ubx", che ha reso questo attivo su tutto l'inventario di zampe, tranne che sulle prime tre paia. È certo che questa mutazione non sarebbe stata possibile se la proteina Ubx non fosse già stata presente nell'Artemia.

Le motociclette di grande eleganza prodotte dalla Royal Enfield non sono di sicuro nate per caso o improvvisando (?). Con piccole modifiche degli stessi macchinari si passò dalla produzione di fucili e mitragliatrici a produrre motociclette solo perché questi macchinari, opportunamente modificati secondo un ben preciso progetto e non a caso, avevano già in sé la potenzialità di produrre motociclette. Questa fabbrica, infatti, finita la guerra quando le armi non servivano più, non mutò in una fabbrica di caramelle o di camicie, rimase un'industria metallurgica e anche se i suoi prodotti cambiarono ciò non avvenne a caso. Le motociclette di grande eleganza non si ottennero attraver-so ripetute casuali modifiche gli stessi macchinari che prima producevano armi, altrimenti, la Royal Enfield non avrebbe realizzato alcun prodotto che funzioni anche dopo miliardi di anni di questi tentativi casuali. Inoltre il prodotto di partenza: fucili e mitragliatrici, non è di sicuro un qualcosa ottenuto per caso, ma un progetto intelligente. Analogamente le minuziose ali della mosca, che permettono all'insetto di volare, non possono essere comparse per caso. Come pure l'Artemia, che avrebbe originato "di scatto" la Drosophila, non è giunta all'esistenza per caso. È totalmente illogico pensare che si passi dal nuotare nella salamoia a volare nell'aria in modo accidentale. Questo esperimento (se sarà confermato dalle necessarie verifiche), casomai, dimostra che l'evoluzione se avviene non può avvenire a caso, cioè senza bisogno di fare appello ad un archi-tetto che tutto aveva già progettato al suo tecnigrafo. Molto probabilmente alla Royal Enfield, mentre si fabbrica armi, non avevano gia progettato le motociclette che avrebbero costruito solo dopo la Seconda guerra mondiale, ma di sicuro prima di costruirle le hanno progettate. Stando agli evoluzionisti con poche casuali variazioni, definite anche errori nella copiatura del DNA (Piero Angela parla di "difetto buono"), a scatti o gradualmente, si può passare, senza bisogno di fare pianificazioni, dal fabbricare fucili al produrre motociclette. In seguito a piccoli accumuli di questi errori, secondo la scuola gradualista, o per catastrofici errori che cambierebbero bruscamente la produzione, secondo la tesi degli equilibri punteggiati, in questa fabbrica dove non esistono progettisti, si riuscirebbe a costruire automobili, elicotteri, aerei e chissà che altro ancora.

Questo aumento casuale della complessità, che avvenga gradualmente oppure "a scatti", è contrario al secondo principio della termodinamica. Nessun aumento di complessità può avvenire spontanea-mente. In un sistema la complessità può aumentare solo se Qualcuno, esterno al sistema, fornisce l'informazione necessaria per accrescere la complessità.

L'evoluzione se avviene gradualmente (come sostengono gli ortodossi: Richard Dawkins, Daniel C. Dennett, John Maynard Smith, Piero Angela e altri) dovrebbe lasciare e aver lasciato una enorme quantità di tracce: il famosi anelli mancanti (che continuano a restare mancanti). Queste forme di transizione si dovrebbero trovare in gran quantità. Invece, non se ne trova nemmeno uno. La teoria discontinuità, invece, non ha bisogno delle forme di transizione per affermare che l'evoluzione avviene. Non basta, però, affermare che le forme di transizione non si trovano perché di scatto si passa dal gamberetto alla mosca. Bisogna rendere plausibile il passaggio improvviso da una specie ad un'altra come un evento casuale, altrimenti, l'unica conclusione logica è che la vita è un progetto intelligente. E se la vita è un progetto intelligente bisogna necessariamente fare appello a un Architetto (Dio) che tutto aveva già progettato al suo tecnigrafo.

Le leggi statistiche matematiche e i principi della fisica sono validi sia che si sostenga che l'evoluzione avviene lentamente e gradualmente sia che si affermi, invece, che l'evoluzione avviene per scatti improvvisi. In questa ultima ipotesi l'improbabilità è persino maggiore: per ogni tentativo riuscito, il mostro fortunato, devono esistere miliardi di tentativi falliti, mostri e basta. Le variazioni genetiche sono, invece, molto rare e di solito causano malattie più o meno gravi, o nella migliore delle ipotesi sono neutrali, (come sostenuto dalla teoria di Kimura) cioè non causano cambiamenti. Per di più, tutte le variazioni genetiche non si fissano nel DNA originario che ha in se la capacità di auto-ripararsi.

Il modello dell'equilibrio punteggiato di Gould, inoltre, crolla fin dall'inizio per la sua incapacità di affrontare il problema dell'origine della vita. Poiché neppure una sola proteina può essere spiegata come un evento accidentale, il dibattito se organismi, costituiti da miliardi di proteine, evolvono a scatti o gradualmente non ha alcun senso.

In attesa di una vostra risposta saluto cordialmente. Resta inteso che se lo riterrete opportuno Vi autorizzo a pubblicare quanto sopra ed assumo ogni responsabilità sulla veridicità di quanto dichiarato.

quanto pesa l'universo

RASSEGNA STAMPA
18 APRILE 2001
PIETRO GRECO
QUANTO PESA L'UNIVERSO
Le scoperte di De Bernardis, Peacock e Riess sull'energia e il suo peso
C'è una forza oscura nell'universo opposta alla forza di attrazione gravitazionale e che agisce in senso espansivo

Hanno preso uno spicchio di cielo lungo più di 3 miliardi di anni luce tutto intorno alla Terra, hanno studiato sistematicamente 140.000 galassie. Ne hanno ricostruito la mappa con una definizione di dettaglio precisa come nessun'altra prima. E infine l'hanno "pesato". La più grande pesata di precisione, forse, mai realizzata dall'uomo, L'impresa di John Peacock, del Reale Osservatorio astronomico di Edimburgo, e del gruppo di astronomi anglo-australiani da lui diretto nella cosiddetta "2dF collaboration", resa pubblica nei giorni scorsi sulla rivista scientifica Nature, non ci ha regalato solo la mappa dell'universo locale e della struttura a larga scala della distribuzione delle galassie nel cosmo più dettagliata nella storia dell'astronomia. Non ci ha detto solo quanta materia c'è in tutto l'universo. Non ci ha detto solo che la gran parte di questa materia è di forma e costituzione esotica e a noi sconosciuta. Ma ci ha rivelato anche che l'"Oggetto" che pesa di gran lunga di più in questo nostro bizzarro universo è ... il vuoto. Davvero non è poco, per una singola ricerca scientifica. Nessuno di questi risultati ottenuti dalla "2dF collaboration" è una novità assoluta. Ma nel loro insieme questi risultati costituiscono la più solida conferma di uno scenario cosmico, per molti versi inaspettato, che si è andato delineando negli ultimissimi mesi.
Uno scenario che, come mai era accaduto nella storia della cosmologia, si basa su tre nuovi e solidi dati osservativi. Il principale di questi dati è stato ottenuto, non più di un anno fa, da un gruppo di astronomi diretto dall'italiano Paolo de Bernardis. Grazie alle osservazioni di strumenti montati su un banale pallone capace di raggiungere gli strati alti dell'atmosfera, Boomerang, il gruppo di de Bernardis ha dimostrato che viviamo in un universo "piatto". Il che significa, semplicemente, che la sua geometria è quella euclidea.
La teoria della relatività impone che uno spazio piatto, disegnato dalla geometria euclidea, debba avere una particolare densità di materia. Anzi, poiché la materia è equivalente all'energia, l'universo piatto deve avere una particolare densità di materia/energia. Per convenzione questa densità critica è chiamata omega, ed è posta uguale a 1. Da molti anni gli astronomi e i cosmologi, studiando alcune centinaia di galassie e cluster di galassie, trovano che la materia presente nello spazio intorno alla Via Lattea è, presente in quantità molto inferiore a quella della densità critica. Di più. La gran parte di questa rada materia è scura. Viene pesata dalle bilance gravitazionali usate dagli astronomi, ma risulta del tutto invisibile. Così invisibile, che alcuni dubitano che essa esista davvero e pensano che sia solo il frutto di un clamoroso errore di pesata.
La "2dF collaboration" di John Peacock consente di chiarire il quadro. Studiando non più poche centinaia di galassie in uno spicchio di cielo lungo 400 milioni di anni luce, come avevano fatto gli astronomi fino al mese scorso, ma oltre un centinaio di migliaia di galassie in uno spicchio di cielo profondo 3 miliardi di anni luce, il gruppo anglo-australiano ha confermato che la materia presente nel cosmo raggiunge circa il 30% della densità critica. E ha confermato che la materia ordinaria, quella barionica delle stelle e dei pianeti, la materia di cui siamo fatti noi per intenderci, non supera il 3% della densità critica.
Gli effetti della "Boomerang collaboration" e della "2dF collaboration" costituiscono altrettanti problemi. Forse i principali problemi della cosmologia scientifica.. Il primo problema riguarda il fatto che il 90% della materia presente nell'universo non solo è scura, invisibile ai nostri occhi e ai nostri strumenti. Ma è anche sconosciuta. Non sappiamo, di cosa sia fatta. Scoprire la consistenza di questa materia esotica è la sfida che impegna una nuova disciplina della fisica, la cosiddetta fisica delle astroparticelle. Gli studiosi di questa nuova branca della fisica e della cosmologia hanno molti candidati da proporre, ma non hanno ancora alcuna certezza.
Il secondo problema è ancora più intrigante e culturalmente più profondo. Se il nostro universo ha una densità critica uguale a 1, e se tutta la materia cosmica, anche quella esotica e sconosciuta, non riesce a spiegare che il 30% di questo valore, cosa contribuisce al restante 70% del peso universale? Non lo sappiamo. Al momento abbiamo un'unica spiegazione possibile. A dare di gran lunga il maggiore contributo al peso dell'universo non è la materia, ma l'energia. Ma non sappiamo dove sia e cosa possa generare tanta energia. L'unica fonte plausibile capace di generare una simile quantità di energia che riusciamo a immaginare è il vuoto.
Un vuoto particolare, quantistico. Un vuoto che non è il nulla, ma è un vuoto attivo. Capace di esercitare una pressione, di generare energia. Anzi di generare il 70% dell'energia cosmica.
Il vuoto che esercita una pressione è certo un'idea compatibile con la meccanica quantistica. Ma c'è una grande differenza, nel mondo della scienza, tra un'ipotesi plausibile che ben si inquadra nella teoria generale e una osservazione diretta. Fino a poco tempo fa, nessuno aveva avuto modo di osservare l'energia prodotta dal vuoto cosmico. E nessuno aveva preso in seria considerazione l'idea che l'energia del vuoto potesse costituire il 70% dell'energia dell'universo. All'inizio del mese di aprile, però, Adam G. Riess, dello Spacé Telescope Science Institute di Baltimora e un gruppo di suoi colleghi hanno giurato di avere tra le mani la prova dell'esistenza di questa energia. La prova è nascosta nella luce generata dall'esplosione di una stella supernova, la " 1997 FF", che ha impiegato oltre dieci miliardi di anni per raggiungere l'occhio, più che mai attivo, del telescopio spaziale Hubble. Riess e i suoi collaboratori hanno rilevato che la luminosità della " 1997 FF" risulta doppia rispetto a quella attesa. E ciò, per una serie di ragioni che è difficile riassumere, significa che l'universo da almeno dieci miliardi di anni si sta espandendo con velocità crescente. In realtà, già nel 1998 alcuni gruppi di scienziati avevano misurato un'accelerazione crescente nel moto di espansione dell'universo. Ma quei risultati erano troppo ambigui per poter essere considerati definitivi.
La supernova "1997 FF" ci fornisce oggi una nuova prova, più chiara e precisa, di questo strano fenomeno. Che può essere spiegato in un solo modo: deve esistere una fonte di energia nell'universo capace di vincere la forza di gravità e di dare una spinta continua alle galassie per farle allontanare sempre più velocemente l'una dall'altra. Ancora una volta, questa energia deve essere quella, quantistica, del vuoto.
Proviamo ora a riassumere. La collaborazione Boomerang ci dice che l'universo deve avere una certa quantità di materia/energia. La collaborazione "2dF" a metà marzo ci ha detto che la materia presente nell'universo, sia essa visibile che scura, copre solo il 30% di quella quantità, e quindi deve esistere una "energia scura" che costituisce il 70% della massa cosmica.
Adam Riess ci ha detto, che l'universo si sta espandendo a velocità crescente e che, responsabile di questa accelerazione, deve essere un'"energia scura" capace di generare una pressione negativa di "dare una spinta" alla materia cosmica. La pressione negativa di questa "energia scura" deve essere di segno opposto rispetto alla forza di attrazione gravitazionale che "costringe" la materia cosmica ad attrarsi e a precipitare su se stessa.
Tre osservazioni realizzate negli ultimi mesi, anzi negli ultimi giorni, concordano e sembrano, dunque, indicare nel vuoto quantistico la fonte di un'"energia scura" che non solo sarebbe l'energia prevalente nell'universo, ma anche l'energia capace di disegnare il destino cosmico.
Certo, non conosciamo ancora i meccanismi esatti con cui il vuoto quantistico riesce a far sentire tutto il suo peso sulla scena cosmica. Di certo lo scenario che Paolo de Bernardis, John Peacock e Adam Riess ci propongono è l'estrema rivoluzione copernicana.
Viviamo in un universo in cui la materia rappresenta un eccezione. Siamo fatti del tipo più raro di materia che esiste. E viviamo su un pianeta qualsiasi, di una stella qualsiasi, di una galassia qualsiasi che, armi insignificanti, costellano qui e là il corpo vuoto dell'universo. inizio pagina vedi anche
L'immagine del mondo

lamina bior dott. orrico

La Lamina Bior.......................
Una cura contro tutti i mali esiste... lo afferma il dott. MARIANO ORRICO,l’inglese W. Gilbert

studioso di medicina, inventore di uno strumento terapeutico semplice ma straordinario nelle sue illustrate applicazioni; una lamina sintetica, formata dalla fusione di 3 diversi tipi di resine che, strofinata su una pelle di pecora appropriatamente trattata, riequilibra la funzione cellulare; i benefici si ottengono semplicemente avvicinando la lamina al corpo. Come tutte le idee geniali, siamo di fronte a qualcosa di estremamente semplice, ispirato dalle conoscenze già diffuse da Talete da Mileto nel VI secolo a.C.

Il dott. Orrico parte dalla legge naturale secondo la quale "l'univrso_intero_esiste": la presenza delle forze elettriche positiva e negativa. La terra obbedisce alla stessa legge e l'essere umano che sopra di essa e' posto, fa altrettanto. L'uomo e' costituito da " un corpo elettrizzato, dal concepimento fino alla morte, da carica prevalentemente negativa 90% e 10% positiva" Questo e' il frutto della ricerca del dott. Orrico che si allineano con il premio Nobel per la Fisica (1903) Antoine Henri' Bequerel. Egli affermo' che la carica negativa nel nostro corpo e' vitale, tanto che quando scarseggia ci si ammala e quando e' carente la vita cessa. Noi ci nutriamo di cariche negative in diversi modi: 1)con la respirazione, 2)attraverso la superficie cutanea, 3)con il cibo, 4)tramite il sangue e 5)con la vibrazione cellulare.

La membrana cellulare di ogni singola cellula è formata prevalentemente da cariche negative e il suo nemico si chiama serotonina che possiede cariche positive, essa viene prodotta in grandi quantità rispetto alla norma, nell'intestino sopratutto quando questo e' stitico o colitico. Le cariche positive attaccano la cellula eliminandone quelle negative, indebolendola e predisponendo il corpo alle malattie. Quando l'ormone viene immesso nel circolo sanguigno, visto che è un vasocostrittore, provoca la rigidità di tutti i muscoli lisci del corpo: i bronchi causando l'asma, le pareti dei vasi sanguigni affaticando il cuore, l'utero causando alterazioni della funzione dei genitali femminili e l'intestino peggiorando la peristalsi.

Dagli studi del dott.Orrico sulla bioelettrologia , è nata la Bioelettroterapia, che si applica avvicinando al corpo uno strumento a forma di lamina di resina blu che non comporta efetti collaterali. La lamina BIOR [BI(os)+OR(rico)], strofinata su una pelle di pecora si carica di elettricità negativa e avvicinata al corpo va a caricare le cellule dalle cariche negative che la serotonina ha ridotto, unita ad altri fattori specialmente quello alimentare. Cosi le cellule della zona trattata riprendono il suo normale funzionamento. A testimonianza ci sono molte persone che affette da malattie tipo; tumore, leucemia, cancrena, cirrosi epatica, asma, osteoporosi, piastrinopenia, diabete, encefalopatie, cardiopatie ecc. sono guarite.

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Gli antiche greci avevano osservato che l’ambra, strofinata con uno straccio di lana, era in grado di attirare corpi leggeri come pagliuzze o segatura. Allo stesso modo una bacchetta di plastica strofinata con un panno di lana attira piccoli pezzi di carta. Nel XVII secolo l’inglese W. Gilbert chiamò fenomeni elettrici quei fenomeni di cui sembrava essere responsabile l’ambra ed elettrizzate le sostanze che sono in grado di attirare corpi leggeri.

Nel 1733 fu dimostrato che esistono in natura due stati elettrici, cioè due modi in cui i corpi si possono caricare. Convenzionalmente è chiamata carica positiva, indicata con segno positivo, la carica del vetro, mentre è chiamata negativa, e indicata con il segno -, la carica delle sostanze resinose. Le cariche elettrihe determinano l’attrazione e la repulsione dei corpi carichi. Corpi elettrizzati con cariche dello stesso segno si respingono, corpi elettrizzati con cariche di segno opposto si attirano. Le sostanze e i corpi che ci circondano non manifestano generalmente proprietà elettriche. Essi sono definiti neutri, cioè non manifestano alcuno stato elettrico. Gli stati elettrici non sono evidenti, ciò significa che ch’essi o non esistono, oppure che si equivalgono I corpi neutri contengono un numero uguale di cariche positive e negative.

Esiste il principio di conservazione della carica elettrica. Tale principio, fu enunciato dall’americano Benjamin Franklin, e sancisce che nei fenomeni di elettrizzazione non si ha la creazione, ma solo il trasferimento di carica elettrica da un corpo all’altro, in modo che il bilancio complessivo della carica sia costante nel tempo. Le cariche elettriche sono responsabili dei legami chimici . Benjamin Franklin intuì la presenza di elettroni, protoni e neutroni.

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Un po' di storia
L'idea di una possibile misurazione delle microcorrenti organiche risale al 1925, ad opera di Charles Laville, noto maggiore della Scuola superiore di Elettricità di Parigi, che, con i suoi esperimenti, riuscì a determinare che i muscoli si muovono per mezzo di un'azione elettrodinamica e le cellule emettono una seppur debole corrente elettrica. Le sue teorie furono poi riprese dal fondatore della Bioelettronica il prof. L.C. Vincent.

La produzione di campi elettroma­gnetici da parte degli esseri viventi, campi che si annullano alla loro morte, fu anche rilevata da G. Stromberg attorno al 1942.

È comunque solto nel 1943 che F. Viess, professore all'Università di Strasburgo, con i suoi collaboratori, stabilì il modo con cui variano il pH e l'rh2 del sangue e la correlazione tra le variazioni e le malattie in genere, offrendo così alla metodologia diagnostica un valido strumento.

All'incirca nel 1948, il prof. L.C. Vincent, che pare non conoscesse gli esperimenti condotti dal Viess, aggiunse ai due parametri esistenti, pH e rh2, il rò, ovvero la capacità di una certa sostanza di far passare o meno la corrente elettrica (abilità detta "resistività") ponendo così le basi per la Bioelettronica.

Le teorie del Vincent sono state poi ampiamente suffragate dal prof. J. Kemeny, vice rettore dell'Università e prof. di Biologia e Matematica del politecnico di Budapest, che, nel 1953, ha scritto il trattato Contributo alla spiegazione fisico matematica della capacità di reazione degli organismi viventi, ignorando, tra l'altro, i lavori del prof. Vincent.

Va anche ricordato che l'Ente Spaziale Americano (NASA) tiene sotto controllo la situazione fisica degli astronautici esaminando i dati delle loro urine ricevuti per mezzo di radiotrasmissioni.

La Bioelettronica al servizio della salute
Fondamentalmente la Bioelettronica, lo dice il nome stesso, si interessa delle microcorrenti che scorrono nel corpo umano e nei miliardi di cellule che lo compongono. Queste microcorrenti non sono costanti nel tempo, esse, infatti, risentono del passare degli anni e segnano la grande differenza che passa tra un corpo sano ed uno ammalato. Appare perciò chiaro come uno strumento, capace di misurare con precisione le variazioni di queste microcorrenti, sia anche in grado di stabilire lo stato in cui si trova un organismo nel momento in cui vengono fatte le misurazioni.

L'Analisi Bioelettronica permette di misurare le differenze che distinguono un buon terreno (corpo sano) ed un terreno degenerato (corpo ammalato). La Bioelettronica si può perciò definire come "la scienza che misura oggettivamente, con apparecchiature elettroniche, qualsiasi soluzione liquida o resa liquida per mezzo di acqua distillata". Nelle analisi fatte sull'organismo umano viene considerato un campione di sangue, urina e saliva.

Conoscendo lo stato del terreno di una persona è possibile effettuare la correzione più opportuna al fine di riportare i valori alterati nel limite accettabile. Ciò consentirà una salute migliore ed un'aumentata capacità di difesa immunitaria, consentendo perciò una migliore prevenzione di ogni tipo di patologia, anche quelle concernenti le sindromi degenerative.

L'analisi bioelettronica viene eseguita su un campione di sangue, urine e saliva, per un totale di 9 misurazioni. I risultati elaborati da un computer, determinano l'età biologica del soggetto ovvero le condizioni in cui si trova il suo terreno biologico.

Il principio su cui si basano queste analisi si basa sul fatto che tutto l'equilibrio della nostra vita cellulare è regolato dalle variazioni elettromagnetiche. La quantità e la qualità di tali scambi avviene entro valori piuttosto ristretti. Le cellule, infatti, si comportano come delle "microbatterie", destinate a "scaricarsi" con il passare degli anni definendo così la degenerazione dell'organismo. Con le misurazioni effettuate mediante la Bioelettronica è pertanto possibile determinare lo stato del terreno ovvero l'età biologica di ogni individuo.

L'evoluzione dalla giovinezza alla vecchiaia, è di fatto la tendenza ad una progressiva cristallizzazione dei tessuti che compongono il corpo umano. Un accresciuto deposito di elettroliti è infatti la causa di problematiche quali: artrosi, nevrosi, calcoli, arterosclerosi, tumori, cancri, ecc.

È per questo motivo che in bioelettronica si analizzano i valori del terreno senza tener conto di quale tipo di "agente patogeno" vi è insediato. Se verranno riequilibrati i valori elettronici dell'ambiente, magari avvalendosi di un Mineralogramma, sarà possibile sopprimere o ridurre le pericolosità che i cosiddetti agenti patogeni presentano.

La Bioelettronica di Vincent, comunque, fornisce soltanto delle informazioni generali sullo stato dell'intero organismo. Per un'analisi mirata ad organi specifici ci si avvale di altri esami ed in particolare delle Cancerometrie di Vernes e del Carcinochrom.

Per ottenere, invece, delle informazioni atte a determinare quali sono i Farmaci e/o gli Alimenti più appropriati per un dato paziente ci si avvale di apparecchiature assai sensibili, quali il Vega Test o l'Elettroagopuntura di Voll.

L'uso di questi strumenti permette un'accurata selezione tra vari prodotti al fine di determinare quelli più adatti per aiutarlo a mantenere o ristabilire uno stato di buona salute. Va precisato che le indagini di tipo bioelettronico consentono di intervenire ancora prima che una malattia degenerativa si sia instaurata nell'organismo.

IL TERRENO BIOLOGICO O BIOTERRENO
È noto che in ogni laboratorio biochimico, per far proliferare un dato microbo, si preparano colture adatte alla sua sopravvivenza. Solo in un ambiente, che chiameremo "terreno adatto", potremo ottenere la proliferazione del microbo.

Il "terreno biologico", comunemente detto "terreno", è l'insieme dei fattori e delle condizioni che caratterizzano un determinato organismo in un certo momento. Pasteur stesso dopo aver speso una vita studiando la microbiologia, prima di morire disse ad un suo assistente: "Claude Bernard aveva ragione, il terreno è tutto, il microbo è nulla". Pertanto un individuo che ha un "buon terreno" non lascia spazio alla malattia; è quindi il terreno che dobbiamo considerare e non gli eventuali aggressori (microbi, virus, ecc.).

A questo proposito va ricordato che durante tutte le gravi epidemie del passato non tutta la popolazione veniva colpita, ed erano proprio coloro rimasti sani a prestare le cure ai malati. Essi, pur essendo a stretto contatto con i malati, non contraevano la malattia. Coloro che restavano sani avevano infatti un buon terreno e perciò non adatto all'insediamento di quel dato agente patogeno.

È solo quando un agente patogeno trova il terreno adatto che si genera una "malattia". Quando, parlando bioelettronicamente, il terreno è nei giusti valori, nei valori relativi alla Perfetta Salute (PS), gli agenti patogeni non possono fare alcun danno. Da quanto esposto appare evidente come tutti i vaccini NON servano a nulla, anzi possono essere dannosi per la salute.

Il concetto di "terreno," non solo presenta un grande interesse nel campo della biologia, ma anche in quello relativo alla ricerca scientifica ed al controllo dell'efficacia o dannosità degli alimenti e dei prodotti farmacologici. Questo perché l'analisi del terreno biologico permette un approccio veramente scientifico nella prevenzione e cura delle malattie. Appare infatti evidente quanto sia valido conoscere in anticipo la situazione organica e se esistono compatibilità o meno fra il paziente, la sua dieta e gli eventuali medicamenti.

LE VALUTAZIONI DIAGNOSTICHE

Apparecchiatura per Bioelettronica di Vincent

La Bioelettronica di Vincent, detta anche "BEV", analizza le microcorrenti che scorrono nel corpo umano e nei miliardi di cellule che lo compongono. Dalle indagini scientifiche appare che i vari processi di degenerazione e ricostruzione, che avvengono nel nostro organismo, non dipendono solo dai cambiamenti che si verificano a livello molecolare ma anche dalle variazioni elettroniche che possono influire sui vari processi che tengono aggregati gli elementi costitutivi della materia organica.

Un cambiamento infinitamente piccolo delle particelle atomiche (atomi, ioni ed elettroni) riesce infatti a disturbare i processi che creano nuovi legami tra gli atomi (necessari affinché possano avvenire l'assimilazione e la ricostruzione), oppure impedirne il distacco (necessario per i processi di eliminazione). Si comprende pertanto come sia complesso il lavoro dell'organismo al fine di mantenere le molecole che lo costituiscono in un relativo equilibrio di conservazione.

Le microcorrenti biologiche
La Bioelettronica misura le "microcorrenti", ovvero delle correnti debolissime che circolano normalmente nel corpo umano.

Dal 1941 al 1943, G. Stromberg, effettuò alla Fondazione Carnegie (USA) alcuni esperimenti che misero in evidenza la produzione di campi elettroma­gnetici da parte degli esseri viventi; campi che spariscono alla loro morte. Nel corpo umano vi sono circa 60 trilioni di cellule immerse nell'acqua; queste cellule nascono, si riproducono, assolvono alla loro funzione specifica e muoiono. Esse, durante la loro vita, producono una debole corrente elettrica che è una delle caratteristiche di tutta la materia vivente.

Queste deboli correnti si possono misurare applicando ad una cellula di grandi dimensioni (ad esempio, una cellula nervosa di calamaro) due elettrodi, l'uno in superficie, l'altro in profondità. Collegando uno strumento sensibile (galvanometro) a questi elettrodi è possibile notare il passaggio della corrente che testimonia le forze elettromotrici presenti nella cellula. La superficie interna della cellula offre una polarità negativa mentre quella della superficie esterna è positiva.

Questo fenomeno può essere spiegato con la differenza di concentrazione ionica tra l'ambiente interno della cellula (ricco di potassio), l'ambiente esterno (ricco di sodio), e l'attività della membrana che stabilisce il giusto passaggio degli elementi da un ambiente all'altro (osmosi). È interessante notare che una qualsiasi eccitazione della superficie esterna della cellula provoca una corrente che tende a raggiungere la zona sollecitata. Sulla superficie interna, invece, il fenomeno è esattamente l'opposto.

L'utilizzo di sofisticati strumenti (elettrocardiogramma, elettroencefalogramma, ecc.) permette di anche di studiare e misurare i potenziali elettrici dei muscoli e dei nervi umani.

Il fattore "pH"
Per facilitare la comprensione di quanto segue, ricordiamo al lettore che gli ioni negativi sono degli atomi (o gruppi di atomi legati tra loro) che hanno captato uno o più elettroni (carica negativa), mentre gli ioni positivi sono degli atomi (o gruppi di atomi legati tra loro) che hanno ceduto uno o più elettroni.

Tutte le reazioni che definiscono le condizioni essenziali di un terreno in cui la "vita" sia possibile si svolgono nell'ambito di determinati valori, tra questi il più importante è il rapporto acido/basico. Un terreno può essere troppo acido (per eccesso di potassio) oppure troppo basico (per eccesso di sodio).

Per misurare il grado di acidità/basicità viene utilizzato un termine di paragone chiamato "pH". Nel campo medico il pH viene utilizzato per misurare il liquidi organici ed in particolare il sangue, la saliva e l'urina.

Il pH detiene il posto preponderante in ogni manifestazione dell'energia vitale ed indica, numericamente, la concentrazione di ioni idrogeno liberi in una soluzione. Un eccesso di ioni positivi indica che la soluzione è acida, mentre un eccesso di ioni negativi indica che essa è basica o alcalina.

Una soluzione viene pertanto definita:

ACIDA quando il pH è compreso tra 0 e 7,06,
NEUTRA quando il pH è uguale a 7,07,
BASICA o ALCALINA quando il pH è compresa tra 7,08 e 14,14.


Il pH si può misurare con metodologie elettriche oppure immergendo una cartina reagente nella soluzione, il colore della cartina cambierà in funzione del pH stesso.

Il pH di un terreno biologico, per rientrare nei limiti accettabili, non deve essere inferiore a 6.40 e non superare 9.40 mentre i valori ottimali del pH per i liquidi dell'organismo umano sono:

Sangue = 7.3.
Saliva = 6.5.
Urina = 6.8.


Quando si parla del pH di una soluzione è però necessario considerare anche la carica elettrica della medesima. Questo perché il pH, a tutti gli effetti, fornisce soltanto un valore quantitativo relativo alla presenza di Ioni liberi. Una misurazione completa deve invece tenere conto anche della carica elettrica presentata dalla soluzione. Tale carica elettrica viene misurata in millivolt ed il termine di paragone viene chiamato rh2.

Il fattore "rh"
Il fattore "rh" definisce la concentrazione di molecole di idrogeno in una soluzione, più molecole vi sono e più l'rh assume valori elevati. Questa concentrazione è assai importante perché da essa dipendono numerose reazioni biochimiche che permettono la nascita e l'esistenza degli organismi viventi. Dal punto di vista patologico le nefriti abbassano il fattore rh mentre i tumori tendono ad innalzarlo.

Il fattore "rh" si può misurare con metodologie elettriche oppure con indicatori colorati.

Ossidazione e ossidoriduzione
Con il termine "ossidazione" si indica la perdita di atomi di idrogeno o di elettroni oppure l'assunzione di atomi di ossigeno. Durante l'ossidazione si vengono a creare degli atomi anomali definiti "ioni positivi".

Con "riduzione", si indica il fenomeno opposto, ovvero l'acquisizione di atomi di idrogeno o di elettroni oppure la perdita di atomi di ossigeno. Durante la riduzione si vengono a creare degli atomi anomali definiti "ioni negativi".

Si parla perciò di ossidazione quando vi è la tendenza a donare elettroni e di riduzione quando vi è la tendenza ad assumerli.

Il fattore "rh2"
Quando accade che l'ossidazione di una molecola è contemporanea alla riduzione di un'altra si ottiene una "ossidoriduzione", un fenomeno che provoca un passaggio di elettroni dalla prima alla seconda sostanza. Il rapporto di ossidoriduzione, chiamato "rh2", definisce pertanto la capacità di scambio tra i componenti organici. Appare perciò evidente quanto sia utile che un tale rapporto possa essere misurato ed eventualmente corretto.

A parità pH, un rh2 forte corrisponde ad una soluzione ossidante mentre un rh2 debole corrisponde ad una soluzione riduttrice.

I valori ottimali del fattore rh2 sono:

Sangue = 22.
Saliva = 22
Urina = 24


Fra due prodotti analizzati aventi lo stesso pH, ma che hanno rispettivamente un rh2 di 10 ed uno di 35, vi è una grande differenza dell'azione compiuta qualora introdotti nel corpo umano. Questa differenza li può trasformare da rimedi in veleni.

Il fattore "rò"
Il "rò" rappresenta la resistività o il fattore dielettrico. In altri termini ci informa di quanto una data soluzione è capace di ostacolare il passaggio della corrente elettrica. Questo passaggio è tanto più facile quanto più la soluzione contiene degli sostanze che riducono il rò. Queste sostanze vengono chiamate "elettroliti", i sali minerali in genere sono dei validi elettroliti.

Il rò, praticamente, si misura in Ohm per cm quadrato. Più la concentrazione in elettroliti è grande e tanto minore sarà il rò (resistività) di una soluzione. Ne consegue che un'alimentazione che fornisce molti sali minerali tenderà ad abbassare il valore del rò.

I valori ottimali del rò per i liquidi organici sono:

Sangue = 210 ohm.
Saliva = 180 ohm.
Urina = 29 ohm.


Riassunto
La Bioelettronica, in definitiva, misura i 3 fattori: pH (magnetico), rh2 (elettrico) e rò (dielettrico) del sangue, urina e saliva (alle volte delle feci) di un individuo e ne determina il terreno biologico o, in altre parole, la situazione del suo organismo. Tutte le reazioni biochimiche, attualmente conosciute all'interno del corpo umano, avvengono solo e limitatamente nel dominio delimitato dall'interazione dei tre fattori descritti, ovvero:

pH: fattore magnetico espresso in unità di pH,
rh2: fattore elettrico espresso in millivolt,
rò: fattore dielettrico espresso in ohm.


I valori di questi tre fattori sono in grado di definire lo stato del terreno. Essi, infatti, cambiano in modo notevole in presenza di una patologia, specialmente se degenerativa, ed in modo meno apparente nel corso degli anni.

Negli individui sani, infatti, i tre fattori pH, rh2 e rò, misurati sul sangue, evolvono con l'età in un certa direzione. Il pH (fattore magnetico) diventa sempre più alcalino, l'rh2 (fattore elettrico) si sposta verso valori sempre più ossidati ed il rò diminuisce a causa di una accresciuta concentrazione di sali minerali (elettroliti). Questa alta concentrazione, a sua volta, è la causa di varie patologie tra cui citiamo: artrosi, arteriosclerosi, calcoli, nevrosi e tumori.

UTILITÀ DELLA BIOELETTRONICA
La diagnostica per mezzo delle apparecchiature biolettroniche permette le seguenti indagini e valutazioni:

Esami preventivi per diagnosticare (molto tempo prima della loro manifestazione) tutte le malattie (AIDS e cancro compreso).
Verifica dell'azione di un medicinale, di un alimento, di una bevanda o di una cura, sul malato.
Determinazione del momento ideale per sospendere od interrompere una terapia o l'assunzione di medicinali.
Controllo dei parametri fondamentali (pH, rh2, rò) di un qualunque prodotto che sia stato prima diluito in acqua distillata.
Verifica dello stato di morte reale di un defunto per evitare errori di interpretazione dei sintomi manifestati. Ecco un esempio:
MORTE APPARENTE: sul sangue venoso. pH inferiore a 7,5, rh2 superiore a 18, rò superiore a 120 Ohm.
MORTE REALE: sul sangue venoso. pH superiore a 8, rh2 inferiore a 15, rò inferiore a 90 Ohm.


Teoricamente non esiste alcun campo nel quale la bioelettronica non si possa dimostrare utile ed efficace. Va comunque precisato che essa andrebbe integrata con il Mineralogramma e la Cancerometrie di Vernes.

Questi sistemi diagnostici sono appunto in grado di stabilire le condizioni del terreno ed individuare le tendenze e/o gli indici di rischio. Con le informazioni ricavate si può intervenire nel modo più opportuno (dieta, medicinali, cure, ecc.) al fine di riportare il terreno, o mantenerlo, nelle condizioni necessarie per una vita sana ed efficace.

Riferimenti Bibliografici

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La formula everett storey



CELLFOOD: L’inizio
Per raccontare la storia del CELLFOOD, iniziamo a dare qualche informazione sul suo creatore, Everett L. Storey. Albert Einstein lo ha definito “un genio”, e gli ha attribuito la scoperta della tecnica della “scissione dell’acqua”. Era un uomo veramente sorprendente.

Sebbene questo straordinario scienziato sia ricordato soprattutto per la sua invenzione del meccanismo di avviamento della fusione, le scoperte più importanti di Everett Storey riguardano il miglioramento dell’ambiente e la cura del corpo umano. Era esperto degli usi secondari del deuterio, l’isotopo non radioattivo dell’idrogeno (e sapeva tutto delle tecniche dipolari, bibasiche basate sul deuterio). Conosceva anche le tecnologie energetiche dell’acqua pesante (biossido di deuterio) e dell’energia atomica. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Ev (come preferiva essere chiamato) vide che le sue scoperte venivano usate per ideare la bomba all’idrogeno, ma dato che era un umanitario, volle fare qualcosa di buono per l’umanità, perciò a metà degli anni 50 formulò un prodotto che battezzò CELLFOOD (un integratore alimentare che considerava come una possibile soluzione a tutte le malattie sulla terra.) La stessa tecnica di “scissione dell’acqua” impiegata nel meccanismo di avvio della fusione della bomba H è stata adoperata per produrre il CELLFOOD. Storey ha creato perciò una terapia all’ossigeno basata sulla capacità degli ioni del deuterio di autosostenere una reazione di tipo catalitico in cui l’acqua contenuta nel nostro corpo viene scissa in ossigeno e idrogeno.

La formulazione esclusiva CELLFOOD di Everett Storey è il risultato di 42 anni di ricerca (e in effetti, ci vogliono 9 mesi per produrre ogni lotto!) Composto da sostanze estratte dalle piante migliori, è una formulazione in grado di mantenere i suoi potenti elementi in soluzione totale e di distribuirli, per via orale, ad ogni singola cellula del corpo umano. Questa formula miracolosa sostiene e
migliora l’attività nutritiva biochimica e apporta al nostro regime alimentare ciò che è stato sottratto dalla vita moderna e dalla tecnologia. I suoi costituenti, tra cui 78 elementi e minerali, 34 enzimi, 17 amminoacidi, ed elettroliti (oltre ad ossigeno ed idrogeno nascenti, come prodotti secondari) sono tutte sostanze che si trovano in natura, essenziali alle molte funzioni biochimiche del corpo.

Ecco quello che Everett Storey ha scritto in Beyond Belief, pubblicato dalla Feedback Books, Copyright del 1982:

Il CELLFOOD scinde l’acqua in ossigeno e idrogeno nascenti, e le singole cellule del corpo sono nutrite da un flusso costante di 78 elementi essenziali conservati liberi in soluzione, grazie alla presenza di idrogeno e ossigeno allo stato libero, che causano il processo di ossidazione e riduzione in una reazione a catena che elimina le tossine. I tessuti vengono ricostruiti, e una buona nutrizione completa il processo.

I minerali sono necessari al 95% delle funzioni quotidiane del nostro corpo; i minerali garantiscono la vitalità. Gran parte del contenuto di minerali naturali presenti in tracce è andato perduto nel cibo, al giorno d’oggi, per impoverimento, mancata rotazione onde evitare scarsi raccolti, e minor fertilità del terreno causata da alluvioni ed eccessiva irrigazione.

Gli scienziati contemporanei impiegheranno degli anni a capire il metodo unico di Everett Storey di estrarre e bilanciare le sostanze nutritive in ciò che ha definito come “equazione elettromagnetica”.

Biografia di Everett Storey
STOREY, EVERETT LAFAYETTE, editore; nato il 6 settembre 1914; chimico fisico; microbiologo; editore; autore; e allenatore di football. Studi: Università di Chicago. Incarichi: editore della Donnelley Advertiser, Chicago; proprietario della Canterbury Remembrancy Counselors, Chicago & New York City; direttore della campagna del partito repubblicano, 17^ circoscrizione, Chicago. Inventore: meccanismo di avvio della fusione, 1942. Tra i riconoscimenti: presidente del Sigma Chi; presidente del Southtown Speakers Club; fondatore della Chicago Community Football League, dell’American Medical Research Social & Academic; dell’American Football; coordinatore della W. Alliance; le sue produzioni includono: pubblicazioni, produzione e direzione di film, scultura, pittura, articoli; dell’American Chemical Society, Elettroculture Cuts World Food Costs, 1976; perfezionamento della tecnica del deuterio per la continua normalizzazione del suolo.

La sua fortuna nel mondo
Edizione Marquis / Chicago 1978-79, pag. 896
STOREY, EVERETT LAFAYETTE, editore: nato a Colorado Springs, Colorado, il 6 settembre 1914, figlio di Walter Fletcher e Lois (DeLay) S.: Studia all’università di Chicago 1932-1936. Editore della Donnelley Advertiser, R.H. Donnelley Corporation, Chicago, 1939-1946; proprietario della Canterbury Advertising Counselors, Chicago & New York City, 1946-1947; fondatore, editore del West Magazine Inc., Las Vegas, Nevada 1956-P, fondatore dei laboratori Deutrel, Santa Paula California, 1965; socio dirigente, 1966; presidente della Desert Reclamation Corporation, Las Vegas, 1957-P, segretario esecutivo del Long Beach Junior Football Club, 1949-; direttore esecutivo dell’American Medical Research Society, 1959-1963. Socio fondatore dello Shrimp Bowl, Chicago, 1948; presidente del San Miguel Automated Univ. Study Group, Ventura, California; fondatore, allenatore principale dell’Academy of American Football, Santa Paula, California; presidente del Youth for Green, Illinois, 1942-4946. Presidente dei repubblicani per Cannon, Nevada, 1958. Riconoscimento della Community Service Marshall Field, 1947, membro del Sigma Chi. Club: Southtown Speakers (fondatore Chicago, 1938), autore: Getting Down to Fundamentals, 1943, 1966. Brevetto del meccanismo di avvio della fusione, perfezionamento del trattamento con deuterio per la normalizzazione del suolo.
Oltre ai dettagli biografici citati, Ev Storey ha scritto il libro Beyond Belief, copyright 1982, pubblicato da Feedback Books. In questo libro descrive la sua vita e le sue credenze più dettagliatamente. Le sue scoperte che riguardano il deuterio e il trizio hanno aperto molte strade nuove, inclusa la normalizzazione del suolo, mostrando il potenziale futuro delle soluzioni bibasiche che ne risultano. Coprendo più di 400 persone e soggetti, Beyond Belief è in se stesso istruttivo. Il numero con cui questo libro è catalogato alla Biblioteca del Congresso è 82-70619.

CAPITOLO 2

Ossigeno, idrogeno & altri elementi essenziali
Il Dr. Otto Warburg, noto biochimico e premio Nobel 1931, ha dimostrato che le cellule cancerogene non possono svilupparsi in un ambiente ricco di ossigeno. Nelle sue conferenze ha sostenuto che quando l’ossidazione diminuisce e la fermentazione prende il posto dell’energia cellulare, la strada verso il cancro è aperta. Il Dr. Warburg ha affermato che “La causa primaria del tumore è la presenza, al posto della normale assunzione d’ossigeno da parte delle cellule del corpo, di un tipo di respirazione anaerobica (senza ossigeno).” La scoperta del Dr. Warburg è solo uno dei molti eventi scientifici affascinanti che sottolineano l’importanza vitale dell’ossigeno.

Ogni giorno:
respiriamo aria inquinata;
beviamo acqua e altri liquidi contaminati con scorie nocive, oppure che contengono sostanze chimiche e additivi dannosi;
mangiamo cibi privi di minerali, trattati, stracotti e con un contenuto eccessivo di grassi, conservati e preparati con sostanze chimiche nocive, additivi e procedimenti di cottura particolari;
fumiamo e beviamo alcool in eccesso.
Facciamo poco esercizio fisico.

Questo “mondo moderno” appesantisce il nostro corpo di tossine e di scorie acide, che rallentano il nostro metabolismo, e indeboliscono il sistema immunitario, così da perdere gradualmente la capacità di proteggerci dalla malattia e dall’invecchiamento.

Associato agli effetti dannosi di questi fattori fisici, ve ne sono di psicologici ed emozionali, che ci bombardano ogni giorno. Viviamo e lavoriamo in condizioni sempre più stressanti, come il traffico intenso, lavori impegnativi, relazioni famigliari problematiche, incertezza economica, crimine, difficoltà personali, e così via.

Poiché tutto ciò ha un impatto deprimente sulla qualità della nostra vita, oggi abbiamo bisogno di qualcosa di speciale che ci aiuti ad affrontare lo stress della vita moderna. Abbiamo bisogno di qualcosa che ci purifichi costantemente dalle tossine dannose e dalle scorie contenute nel nostro corpo, che ripari il danno a livello cellulare, che ricostruisca il nostro corpo, rafforzi il nostro sistema immunitario, e ci dia equilibrio a livello fisico, elettromagnetico, biologico e chimico.

L’ossigeno è vita
Ossigeno, carbonio, idrogeno, azoto e zolfo sono i cinque elementi basilari della vita. Di tutti gli elementi che mantengono in vita, l’ossigeno è il più abbondante. L’ossigeno è essenziale alla combustione (ossidazione), e agisce da disinfettante, deodorante, igienizzante e conservante. L’ossigeno forma quasi il 50% del peso della crosta terrestre, il 42% di tutta la vegetazione, l’85% dell’acqua di mare, il 46% delle rocce ignee e il 47% del suolo asciutto. Questo elemento, senza gusto né odore, così essenziale alla vita, forma il 65% del nostro corpo.
Possiamo vivere qualche giorno senz’acqua e qualche settimana senza cibo, ma solo pochi minuti senza ossigeno. Tutte le funzioni del nostro corpo sono regolate dall’ossigeno, che deve essere rimpiazzato di momento in momento, poiché il 90% della nostra energia vitale dipende da esso. L’ossigeno dà energia alle cellule in modo da potersi rigenerare. Il nostro corpo usa l’ossigeno per metabolizzare il cibo ed eliminare le tossine e le scorie attraverso l’ossidazione. Il nostro cervello ha bisogno di ossigeno ogni secondo per elaborare le informazioni. In effetti, tutti i nostri organi hanno bisogno di molto ossigeno per funzionare in modo efficiente. La capacità di pensare, provare sensazioni, muoversi, mangiare, dormire, e persino parlare dipende dall’energia generata dall’ossigeno.
L’ossigeno è l’unico elemento in grado di combinarsi con quasi tutti gli altri elementi per formare i componenti essenziali necessari a costruire e mantenere il nostro corpo.

Per esempio, ossigeno + azoto + carbonio + idrogeno = proteine. Ossigeno + carbonio + idrogeno = carboidrati. Ossigeno + idrogeno = acqua. La combinazione dell’ossigeno nell’aria, acqua, proteine e carboidrati dà origine all’energia vitale. Nessuna parte di questa energia potrebbe essere prodotta senza ossigeno. Come potete vedere, senza ossigeno non potremmo fare questa grande esperienza di vivere.

Ossigeno e salute
L’ossigeno è uno dei cinque elementi necessari al sostentamento in vita (e, chiaramente, uno dei più importanti). Per decenni l’ossigeno è stato usato nel trattamento dei malati e dei feriti, e per curare certi disturbi medici come infezioni alle ossa, ferite e altri casi d’emergenza, come l’avvelenamento da ossido di carbonio e i disturbi della decompressione. (Solo recentemente le professioni mediche e sportive hanno iniziato per la prima volta a prendere in seria considerazione il valore di aumentare i livelli d’ossigeno e i benefici che si possono ottenere.)
L’ossigeno porta vita ed energia ad ogni singola cellula vivente. Se le cattive abitudini alimentari, il bere, l’inquinamento, le tossine, le medicine o la mancanza di esercizio fisico danneggiano il corpo, le cellule vengono private dell’ossigeno vitale e il sistema immunitario può indebolirsi. Un livello basso d’ossigeno influenza negativamente il metabolismo cellulare del corpo, e può anche fargli produrre sostanze chimiche sbagliate, e/o provocare vari problemi di salute.
Sebbene l’ossigeno sia una delle soluzioni più importanti per mantenere la salute, non tutti ne sono consapevoli. Gli scienziati solo ora osservano l’importanza del ruolo svolto dall’ossigeno nella prevenzione della malattia. Tutti i quattro agenti che provocano stress (stress tossico, emozionale, trauma fisico e infezioni) si basano e riducono eccessivamente la riserva d’ossigeno del corpo.

L’ossigeno viene legato all’emoglobina nel sangue ed è distribuito ad ogni cellula del corpo.

L’omeostasi cellulare dipende da un’adeguata scorta di ossigeno nel sangue. La vita è in effetti alimentata dall’ossigeno contenuto nel nostro sangue una mancanza di ossigeno dà come risultato la malattia, la mancanza di vitalità , l’affaticamento e uno stato generale di debolezza.
I nostri livelli normali di ossigeno possono diminuire nel tempo per alcuni fattori tra cui:

Stress Tossico: sostanze chimiche tossiche e inquinamento dell’aria, che stanno diventando prevalenti nelle nostre città industrializzate (oltre ad un aumento nell’uso di farmaci );

Stress Emozionale: produce adrenalina e ormoni surrenali, che aumentano il consumo di ossigeno;

Trauma fisico: riduce la circolazione e l’apporto di ossigeno di molte cellule e tessuti in tutto il corpo;

Infezioni: consumano le forme di ossigeno dette “radicali liberi” utili a combattere batteri, funghi e virus. Anche l’uso frequente di medicine riduce le scorte di ossigeno a livello cellulare.

Le ricerche hanno dimostrato che nella maggior parte del mondo i livelli naturali della concentrazione d’ossigeno vitale nella nostra atmosfera stanno scendendo continuamente, a causa dei cambiamenti nell’utilizzo climatico ed industriale che ha avuto luogo negli anni.

Il Dr. Stephen Levine, un biologo molecolare e stimato ricercatore nutrizionista, ha anche affermato: “Possiamo considerare la carenza di ossigeno come la sola grande causa di tutte le malattie.” Formulando la sua ipotesi originale, ha affermato che una “carenza d’ossigeno accompagna ed è un aspetto integrale di tutti gli stati di malattia”, perciò gli effetti di una mancanza d’ossigeno nel sangue potrebbero essere molto probabilmente il punto d’inizio di un indebolimento del sistema immunitario e di temuti problemi di salute, come cancro, leucemia, AIDS, malattie, deperimento nervoso e candida.

Se si riesce a mantenere l’ambiente normale della cellula, non perderà il suo potenziale di crescita e riproduzione. La carenza d’ossigeno crea una carenza dell’ossidazione. Una deficienza d’ossigeno svolge un ruolo importante nella contaminazione delle cellule. L’ossigeno è un disintossicante e quando il livello è basso, allora le tossine cominciano a guastare le funzioni del corpo e a diminuirne la vitalità che dà energia.

Sintomi di carenza d’ossigeno
I sintomi iniziali di carenza d’ossigeno includono soprattutto debolezza, stanchezza, problemi circolatori, cattiva digestione, dolori ed affaticamenti muscolari, vertigini, depressione, perdita della memoria, comportamento irrazionale, irritabilità, acidità di stomaco e complicazioni bronchiali. Quando il sistema immunitario viene compromesso da una mancanza d’ossigeno, il corpo è più suscettibile a batteri occasionali, infezioni virali e parassitarie, raffreddori, ed influenza. La mancanza d’ossigeno può anche provocare malattie rischiose per la vita dell’individuo - ha sottolineato il Dott.Otto Warburg, vincitore di due premi Nobel, affermando che il cancro, e altre infezioni o malattie non potrebbero sopravvivere in un ambiente ricco d’ossigeno.

Quando gli scienziati analizzarono il contenuto dell’ossigeno di bolle d’aria intrappolate in perforazioni di ghiaccio nell’Antartico, scoprirono che l’atmosfera terrestre conteneva tra il 38% ed il 50% d’ossigeno. Nel corso degli anni, l’aumento dell’inquinamento, delle tossine, la distruzione delle foreste pluviali, e la riduzione d’altri produttori naturali d’ossigeno hanno causato l’abbassamento del livello d’ossigeno presente nell’attuale atmosfera del 20%. Nelle aree urbane sovrappopolate, i livelli d’ossigeno sono sempre più bassi. Poiché i nostri corpi non sono predisposti ad un consumo d’ossigeno basso, le tossine dannose si accumulano nelle nostre cellule, nei nostri tessuti, organi, e flusso sanguigno. Secondo risultati comparativi, un livello d’ossigeno del 6% causa l’asfissia e la morte.

La rivoluzione industriale, lo sviluppo tecnologico ed i mezzi di trasporto moderni hanno seriamente esaurito i livelli d’ossigeno nell’atmosfera. La nostra ossessione per i combustibili a base di carbonio, usati per alimentare generatori, aerei ed auto causa un vasto consumo giornaliero d’ossigeno. Inoltre vi è la pesante riduzione delle nostre aree verdi e di tutta la flora per la necessità di legname e di carta continua al di là della nostra capacità produttiva. Oggi, gli scienziati hanno determinato che i livelli di concentrazione d’ossigeno atmosferico si stanno riducendo di circa 0,8% ogni 15 anni. Al momento non c’è ragione di credere che in un futuro prossimo quest’andamento cambierà.

Nel corpo l’ossigeno gioca un altro ruolo molto importante, agendo come guardiano e protettore contro i batteri nemici e gli organismi malati. Una delle maggiori funzioni dell’ossigeno è la disgregazione. Scorie, rifiuti, tossine, detriti, altre sostanze inutili vengono distrutte dall’ossigeno ed eliminate dal sistema.

Ossigeno Terapia
Quant’è importante l’ossigeno per la salute del nostro corpo? Molti esperti concludono che la mancanza di ossigeno nelle cellule e nei tessuti umani è legata ad una ampia gamma di problemi di salute (o forse a tutti), e che le ossigeno terapie apportano notevoli benefici fisiologici. Oggi vengono utilizzati diversi tipi di ossigeno terapie benefiche.
Che cos’è l’ossigeno terapia? L’ossigeno terapia è un processo supplementare che aumenta il contenuto di ossigeno disponibile nel corpo. Tali terapie possono anche includere processi che aumentano la capacità del corpo di usare o favorire l’assorbimento dell’ossigeno. Molte di queste terapie sono generalmente costose e devono essere gestite e controllate dal medico. Ecco alcune brevi descrizioni di alcune terapie d’ossigeno accettate:

Ossigeno Liquefatto - viene spesso prescritto come terapia inalatoria per seri problemi bronchiali e respiratori.
Ozono Terapia O3 - generalmente infuso per via rettale o endovena, viene principalmente usato per potenziare l’ossigenazione del sangue, la circolazione, il sistema immunitario, e per eliminare i batteri, i virus ed i funghi. La molecola d’ozono dell’ossigeno è estremamente instabile e può essere tossica se non somministrata correttamente;
Perossido d’Idrogeno Terapia (H2O2) - Il perossido d’idrogeno si produce nel flusso sanguigno per combattere batteri, virus, fermentazioni, funghi, e altri agenti patogeni invadenti. L’ingestione di questa sostanza è estremamente controversa perché può causare una reazione avversa nel tratto digestivo: l’eccesso d’idrogeno causa uno squilibrio del pH e può inoltre produrre radicali liberi pericolosi. Tale sostanza dovrebbe essere utilizzata sotto stretto controllo medico.

Esercizi Respiratori - per migliorare la capacità polmonare, per dare più ossigeno al flusso sanguigno. Molti fanno respiri poco profondi, e le discipline come lo yoga ed altre basate sulla respirazione diaframmatica possono essere di grande aiuto;

Terapia Iperbarica (HBO) - comporta l’assunzione d’ossigeno in una camera pressurizzata. Questa terapia satura i tessuti e le cellule d’ossigeno, favorendo la guarigione e la risposta del sistema immunitario. Inizialmente destinata alla cura di embolie ed embolie gassose di tuffatori ed aviatori, oggi viene impiegata per la cura di varie malattie, agenti patogeni e condizioni degenerative;

CELLFOOD - Integratore Dietetico - secondo il mio punto di vista, più semplice, più efficace e con un costo più conveniente dell’ossigeno terapia, è l’assunzione giornaliera di CELLFOOD.

L’IDROGENO
L’idrogenazione (chiamata anche riduzione) è l’aggiunta d’idrogeno ad una molecola. Quasi tutti i processi del corpo richiedono idrogeno.
L’idrogeno gioca un ruolo fondamentale nella catena di trasporto dell’elettrone (la strada attraverso la quale gli elettroni si spostano mediante un numero di composti intermedi che prontamente accettano e rilasciano elettroni, alternando tra forma ridotta ed ossidata.) Alimentato da fusione e scissione, l’idrogeno è l’elemento più comune nell’universo. Costruisce le cellule e, se non le modifica, diventano dure e fragili. Queste tendenze sono bilanciate dall’azione dell’ossigeno.

L’idrogeno è necessario al corpo per costruire e ristabilire il sistema immunitario, gli organi e la struttura della cellula. Everett Storey ha affermato “La strada tortuosa verso la salute conduce sempre a qualche forma di idrogeno, probabilmente il Deuterio (il suo più multiforme isotopo) che viene quasi considerato come la forza creativa ed elevata della vita” Il Dott. Ev Storey ha utilizzato il deuterio - usato nel processo produttivo del CELLFOOD- per aiutare gli oligoelementi a rimanere “in soluzione”. Ciò permette poi alla tecnologia detta della “scissione dell’acqua” di svolgere la sua funzione vitale.

Il corpo di norma riceve idrogeno dall’acqua, e da altri liquidi, frutta, e legumi. Una carenza di idrogeno può condurre alla disidratazione - causando un’estrema secchezza ed un anomalo surriscaldamento dei nervi all’interno del corpo.

A causa della disidratazione le sostanze nutrienti umide e grasse non vengono ben assimilate; ciò può portare , corrugamento del viso, secchezza delle mucose, e crampi tendinei.

Altre condizioni causate da una carenza d’idrogeno includono gotta, reumatismi, confusione ed inadeguatezza mentale, rigidità del collo, irritazione cutanea, dolori alle articolazioni. L’idrogeno, come l’ossigeno, viene rilasciato quando si aggiunge CELLFOOD all’acqua, e continua ad essere prodotto in una reazione a catena per più di tre giorni.

Acqua
Oltre all’ossigeno e all’idrogeno abbiamo bisogno d’acqua per vivere. Sfortunatamente l’inquinamento crescente nel nostro mondo moderno rappresenta un fattore dannoso per la nostra acqua potabile. I rischiosi prodotti chimici come il mercurio, il piombo, l’arsenico, il cianuro, l’alluminio, ed il fosforo entrano nel sistema dell’acqua ogni giorno. Altri prodotti chimici pericolosi e tossici, compresi cloro e fluoro, vengono aggiunti all’acqua per ridurre i microrganismi dannosi e prevenire problemi ai denti. Tutti questi elementi si aggiungono al peso delle tossine che il nostro corpo deve espellere.
Per depurare e nutrire le nostre cellule, la ricerca ha provato che abbiamo bisogno di liquidi pari alla metà del peso corporeo ogni giorno (e anche di più, se si vuole perdere peso), esclusi caffè, tè, alcool, succhi di frutta ed altri liquidi. La disidratazione ostacola le funzioni del corpo perché vengono rimosse meno tossine, e una quantità minore di ossigeno e di elementi nutritivi possono essere distribuiti nel corpo - specialmente al cervello formato dall’80% al 90% d’acqua. L’acqua restante del corpo varia dal 65% al 90%.
Per avere una buona acqua potabile, dobbiamo purificare o filtrare l’acqua prima di berla. Non basta bollirla perché sebbene uccida gli agenti patogeni, concentra gli agenti inquinanti. Le nuove scoperte su i processi di purificazione dell’acqua mi hanno portato a consigliare di non bere assolutamente acqua distillata o acqua trattata con osmosi. Questi trattamenti fanno diventare l’acqua acida. L’acqua dovrebbe rimanere viva ed il suo pH neutro. CELLFOOD, naturalmente, è un purificatore d’acqua straordinario (vi suggerisco comunque di iniziare a bere la migliore qualità d’acqua per ottenere i più grandi benefici possibili.)

Minerali
Noi siamo stati creati dalla polvere della terra. Abbiamo così bisogno in quantità e proporzioni giuste di circa 70 minerali per raggiungere la performance di ogni cellula nel nostro corpo. Ma nel nostro suolo stanno mancando sempre più i minerali necessari. Molti tipi di frutta e legumi hanno, oggi, meno di 12 minerali sui 70 di cui l’essere umano necessita per un corretto funzionamento, e che erano presenti nei nostri cibi centinaia di anni fa.
Abbiamo bisogno di minerali per una composizione corretta dei fluidi corporei, per la formazione di sangue e di cellule ossee, e perché il nervo sano continui a funzionare correttamente. La mancanza di un singolo minerale nel nostro corpo può causare problemi mentali e fisici. Dobbiamo, perciò, prendere coscienza del valore nutritivo di ogni tipo di cibo, e mangiare nel modo più corretto possibile. Noi tutti sappiamo dell’importanza del calcio nella nostra alimentazione per rafforzare le ossa e i denti. Talvolta, a causa della grande carenza di minerali nel nostro cibo, la maggior parte di noi ha bisogno di integratori per supplire questa mancanza e per rendere la performance ottimale del nostro corpo.
“Sapete che oggi la maggior parte di noi soffre di rischiose carenze alimentari che non possono essere risolte se i nostri cibi non ricevono una giusta quantità di minerali? Il fatto allarmante è che i nostri cibi – frutta, legumi, e cereali – stanno ora crescendo su milioni di acri di terra che non contengono abbastanza minerali per il benessere del nostro corpo….non è importante la quantità, ma la qualità. Mancando le vitamine, il sistema può usufruire dei minerali, ma mancando i minerali, le vitamine sono inutili… La carenza di minerali dà come risultato le malattie…Nessuno oggi mangia abbastanza frutta e legumi per fornire il suo stomaco dei sali minerali richiesti…Il nostro benessere fisico dipende più direttamente dai minerali che dalle vitamine o calorie”.
Documento del Senato N.264 (1936)

Stranamente, tutto ciò che abbiamo detto sui minerali sembra oggi essere insolito e quasi allarmante. Infatti tali informazioni risalgono al 1936. Una presa di coscienza generale sull’importanza dei minerali nel cibo è così nuova, che molti manuali sui regimi alimentari contengono poche informazioni a proposito.


Nonostante ciò è sicuramente qualcosa che riguarda tutti noi, ed è oggi sempre più pertinente. La verità è che i nostri cibi variano enormemente per qualità, e alcuni non hanno valore nutritivo. Il benessere del nostro fisico dipende molto più dai minerali che prendiamo dal nostro sistema che dalle calorie o vitamine, o dalla corretta proporzione di amido, proteine o carboidrati che consumiamo.

Voi sicuramente penserete che una carota è una carota, che l’una è uguale all’altra, ma non è così; possono avere lo stesso sapore, ma una diversa quantità di minerali e quindi un diverso valore nutritivo. Diversi test di laboratorio provano che la frutta, i legumi, i cereali, le uova, e persino il latte e la carne non sono oggi com’erano qualche generazione fa (ciò spiega perché i nostri antenati sono cresciuti vigorosamente su una selezione di cibi che manca oggi a noi).

Un regime alimentare pienamente equilibrato non consiste solo principalmente in una quantità considerevole di calorie, vitamine, amido, proteine, carboidrati. Sappiamo che la nostra alimentazione deve contenere soprattutto minerali. Suggerisco perciò un consumo di frutta e legumi organici quando disponibili. I cibi che crescono senza fertilizzanti chimici, pesticidi, erbicidi, hanno un sapore diverso e certamente migliore, ed hanno una quantità maggiore di vitamine e minerali. Come menzionato prima, i cibi prodotti industrialmente di oggi sono carenti nei valori nutritivi fondamentali per la salute del nostro corpo.

Sappiamo che le vitamine sono sostanze chimiche complesse indispensabili ad una corretta alimentazione, e che ognuna di essa è importante per una funzione normale del nostro corpo. Una carenza vitaminica può causare condizioni di squilibrio e malattie rischiose. Oltre alle vitamine sono necessari i minerali, senza i quali le prime non hanno valore.

Benefici degli Oligoelementi
Gli oligoelementi sono minerali che il corpo richiede in quantità di 100 mg o meno, al giorno. Per alcuni, compreso lo iodio, un dosaggio giusto può essere un decimo di 1 mg. Quantità così piccole possono arrecare danno alla nostra salute.

CELLFOOD ha 78 oligoelementi e minerali; qui ho ne ho citati alcuni e spiegato la loro importanza specifica:

Cromo(Cr) - Permette al corpo di bruciare lo zucchero, fornendo energia e evitando danni ai vasi sanguigni ed agli organi. Fonti naturali: fegato, lievito di birra, pepe nero, timo, carne di manzo, pollame, broccoli, crusca e cereali.
Rame(Cu) - Necessario per la formazione di cellule sanguigne e di tessuto connettivo. Viene coinvolto anche nella produzione di melanina della pelle. Fonti naturali: fegato di manzo o pollo, cioccolata, frutta, granchio, fagioli, noci, e semi.
Iodio (I) - Usato dalla ghiandola tiroidea per produrre gli ormoni essenziali per la crescita, la riproduzione, la formazione dei nervi e delle ossa, e le malattie mentali. Fonti naturali: pesce, molluschi, e alghe.
Ferro (Fe) - Produce emoglobina, la proteina che porta ossigeno al corpo. Produce anche alcuni ormoni, tessuti connettivi e neurotrasmettitori del cervello, e controlla il sistema immunitario. Fonti naturali: fegato, carne, pollame, pesce, fagioli, noci, frutta secca, cereali, e legumi
Manganese (Mn) - Antiossidante; gioca un ruolo importante nelle reazioni chimiche implicando produzione di energia, il metabolismo delle cellule nervose, contrazione muscolare, e crescita ossea.
Fonti naturali: noci, legumi e frutta.
Molibdeno(Mo) - Antiossidante; aiuta il corpo a rimanere in salute con solfiti disintossicanti e composti di zolfo. Fonti naturali: latte, fagioli, pane, e cereali.
Selenio (Se) - Può aiutare a prevenire alcune forme di cancro e problemi cardiaci. Aiuta anche ad incrementare il sistema immunitario. Fonti naturali: broccoli, funghi, cetrioli, cipolle, cavolo, sedano, ed aglio.
Zinco (Zn) - Coinvolto nella struttura e nella funzione di tutte le membrane cellulari come nella produzione di più di 200 enzimi. E’ essenziale per la guarigione di ferite. Fonti naturali: carne di manzo, fegato di manzo e di maiale, agnello, granchio, germe di grano, e ostriche.

Metabolismo ed Enzimi
Il metabolismo è la somma di tutte le reazioni chimiche nelle cellule viventi usate per l’attività del corpo, e la sintesi dei costituenti delle cellule. Quasi tutte le reazioni cellulari sono catalizzate da un complesso di molecole proteiche chiamate enzimi, che sono capaci di accelerare i tassi di reazione con un coefficiente che varia da centinaia a milioni. La maggior parte delle strutture nelle cellule viventi sono complesse e richiedono una sostituzione periodica. Questo processo di ricostruzione delle molecole viene chiamato anabolismo.
Le strutture che non vengono usate a lungo si decompongono in molecole più piccole e vengono persino riusate o eliminate – questo processo prende il nome di catabolismo.

Ossidazione e Riduzione
La grande maggioranza di organismi viventi si basa sull’ossigeno per generare il potere ossidante. Il meccanismo effettivo non è una reazione chimica diretta, ma piuttosto una serie di trasferimenti di elettroni attraverso un numero di componenti intermedi che prontamente accettano e rilasciano elettroni alternativamente in forma ossidata e ridotta. Questo processo è detto “catena di trasferimento degli elettroni” ed è simile in tutti gli organismi. Come agente ossidante più forte della catena, l’ossigeno è l’elettron-ricettore finale.

Il ruolo vitale dell’ossigeno negli organismi viventi è quello di essere essenzialmente una sostanza sulla quale si “scaricano” gli elettroni. (Molti microrganismi sono anaerobici e non richiedono ossigeno per la sopravvivenza. Questi organismi sono capaci di utilizzare zolfo e altri componenti come agenti ossidanti.)
Tutti gli organismi generano un potere di riduzione attraverso reazioni chimiche reversibili di nicotinamide-adenina dinucleotide (NAD), citocromi, flavina, e altre sostanze già esistenti in una forma ossidata o ridotta. Partecipando alla catena di trasferimento degli elettroni, la forma ridotta viene generata continuamente da quella ossidata.

Enzimi
Perché il corpo assuma sostanze nutritive dal cibo che noi mangiamo, è necessario che il cibo venga digerito e metabolizzato nel modo giusto. Gli enzimi digestivi si occupano della digestione. L’amilasi, ad esempio, decompone i carboidrati. Gli enzimi metabolici aiutano a catalizzare le varie reazioni chimiche all’interno delle cellule, come la produzione di energia e la disintossicazione – e in questo modo assistono alla formazione nel corpo di proteine, carboidrati e grassi. La catalasi decompone il perossido d’idrogeno nel corpo e libera più ossigeno.
Sfortunatamente, ancora una volta, il nostro stile di vita moderno sta avendo un impatto negativo su questi importanti enzimi. Gli enzimi sono estremamente sensibili al calore e vengono distrutti da temperature di circa 50 gradi Celsius o 122 gradi Fahrenheit. Poichè noi cuociamo i nostri cibi (e spesso eccessivamente), dobbiamo mangiare una maggior quantità di verdura e frutta cruda per aumentare così il nostro apporto d’enzimi. CELLFOOD fornisce 34 enzimi metabolici e digestivi.

Aminoacidi
Infine, perché il corpo usi il cibo che noi mangiamo, ha bisogno di aminoacidi che gli forniscano le proteine necessarie. Abbastanza stranamente, le proteine che il corpo usa non provengono direttamente dal cibo che mangiamo. La proteina alimentare viene prima decomposta in aminoacidi, che il corpo in seguito usa per formare le specifiche proteine, ormoni, anticorpi, e neuro trasmettitori di cui ha bisogno. CELLFOOD fornisce 17 aminoacidi per assistere queste funzioni.


CAPITOLO 3

Anatomia del CELLFOOD
CELLFOOD è una formula altamente concentrata e super energetica contenente 78 oligoelementi ionico/colloidali e minerali (provenienti: 34 dalle piante fossilizzate prese dalla terra vergine, e 44 dai Mari del Sud incontaminati che circondano la Nuova Zelanda, ancora allo stato naturale),combinati con 34 enzimi, 17 aminoacidi, ossigeno disciolto – e tutti tenuti in sospensione in una soluzione di Solfato di Deuterio (D2SO4). Come integratore minerale e nutritivo completo, CELLFOOD aumenta le attività biochimiche nutritive e restituisce al nostro corpo quello che la tecnologia e lo stile di vita moderno gli stanno portando via.

Tutti gli elementi contenuti nel CELLFOOD sono sostanze naturali. CELLFOOD non ha alcol, né glucosio, né ingredienti presenti nella lista delle sostanze vietate dalle associazioni atletiche internazionali. Gli elementi di CELLFOOD derivano solo da fonti naturali, che sono estratte criogenicamente (con la tecnica del freddo) e non chimicamente – e che sono totalmente naturali.

Gli elementi nutritivi in CELLFOOD sono sia in forma ionica che colloidale. Le particelle colloidali sono piccolissime (4-7 nanometri di diametro), e a causa del Fenomeno del Moto Browniano, esse agiscono su una carica negativa (ionica), e rimangono sospese nel liquido. Poiché la maggior parte dei fluidi del corpo (come il sangue e la linfa) sono colloidali e caricati negativamente, il corpo percepisce CELLFOOD come un fluido salutare del corpo, e permette agli elementi nutritivi presenti nel CELLFOOD di passare immediatamente attraverso le membrane cellulari per l’assorbimento, che si trovano nella bocca, nella gola e nell’esofago, direttamente nel flusso sanguigno.